In attesa delle motivazioni della sentenza (prorogate di altri 90 giorni), Dassilva oggi è tornato a parlare pubblicamente in televisione, in un’intervista rilasciata al conduttore di “Ore 14”, Salvo Sottile. «L’assoluzione è stata una liberazione - ha ammesso in studio insieme ai suoi legali, Riario Fabbri e Andrea Guidi -. Se l’avvocato non mi avesse toccato per farmi capire, non avrei neanche capito. Avevo fiducia, ma anche paura. Mi sono messo a piangere perché ho pregato tanto e la gente mi ha aiutato anche a pregare». Il primo gesto da uomo libero? Una colazione insieme ai suoi avvocati. «Piccole cose, ma quando ti mancano, le apprezzi di più. In cella poi ho imparato a essere umile e rispettoso ma, anche, cordiale e paziente. Sul rapporto con la moglie, invece, «è tornato tutto come prima e sono molto innamorato di lei. Mi è sempre stata vicino. Del tradimento però non è una cosa di cui sono stato fiero. Ho ferito tanta gente, soprattutto i miei familiari». L’intervista poi si è spostata sull’amante Manuela Bianchi, la sua principale accusatrice. «Forse l’ha fatto per vendetta, ma lo sa solo lei. Però, se una persona ne accusa un’altra di una cosa così terribile, ha qualcosa da nascondere o protegge qualcuno. Il nostro comunque è stato un rapporto fisico e basta e non ho niente da dirle». Infine, un pensiero a Pierina Paganelli. «Il nostro era solo un rapporto di buongiorno e buonasera. Ma a lei in carcere ho dedicato tante preghiere». Sui possibili responsabili del delitto, invece, «l’idea che mi sono fatto è quella che hanno avuto tante persone. Però, non avendo prove, non puoi puntare il dito contro nessuno».
Rimini. Omicidio Pierina Paganelli, Dassilva rompe il silenzio: “Mi sono fatto un’idea su chi potrebbe essere stato, ma non ho prove”