Ben 980 giorni. È quanto sarà trascorso tra l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto la sera del 3 ottobre 2023, e la giornata di domani, quando la Corte d’Assise pronuncerà la sentenza del processo di primo grado nei confronti dell’unico imputato, Louis Dassilva. Per lui il pm Daniele Paci, al termine di una requisitoria durata cinque ore, qualche settimana fa ha chiesto la pena dell’ergastolo, contestandogli tutte e quattro le aggravanti: la minorata difesa della vittima, la crudeltà, la premeditazione e i motivi abbietti.
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L’istruttoria
In mezzo ci sono state indagini, interrogatori, consulenze, prove raccolte, denunce e nove mesi di udienze per uno dei processi più mediatici degli ultimi anni in Italia, secondo forse soltanto a quello di Garlasco, che ha portato sul banco dei testimoni circa un centinaio di persone. Un’istruttoria che, come detto, ha spinto la Procura a chiedere il massimo della pena per Dassilva, che quella sera, alle 22.13, avrebbe ucciso la pensionata 78enne perché «temeva che scoprisse la relazione extraconiugale con Manuela Bianchi e, così facendo, voleva fermare il suo attivismo nell’individuare l’amante della nuora. In lei intravedeva la persona che avrebbe potuto far crollare la sua vita e quella della sua famiglia in Senegal, visto che la moglie Valeria Bartolucci lo avrebbe cacciato di casa».
L’udienza
Domani mattina, prima della sentenza, sarà però il momento per il pm di replicare all’arringa difensiva, durata sette ore, dei legali del metalmeccanico senegalese, Riario Fabbri e Andrea Guidi, che nell’ultima udienza hanno cercato, punto per punto, di smontare la tesi della Procura, definendo inconsistenti gli otto elementi indiziari raccolti dall’accusa, ritenuti né gravi né precisi e nemmeno concordanti. Gli stessi legali che, chiedendo l’assoluzione per il loro assistito, hanno fatto leva sui testimoni considerati più attendibili (i telefonini e i riscontri scientifici), sull’assenza dell’arma del delitto e di elementi che collochino Dassilva sulla scena del crimine o fuori casa quella sera. Hanno inoltre chiesto di verificare piste alternative finora non perseguite, come la traccia del Dna di “maschio 3” e il percorso di fuga dell’assassino, sostenendo che le indagini sarebbero state indirizzate dalla cam3 e da qualcuno che avrebbe “sporcato” i dati. Puntando però, come prevedibile, il dito contro l’ex amante Manuela Bianchi, ritenuta del tutto non credibile dopo i suoi cambi di versione.
Dopo le repliche del pm e delle parti civili, toccherà alle controrepliche della difesa, prima che la Corte d’Assise si ritiri in camera di consiglio e, verso sera, emetta la sentenza.
Gli avvocati
«Siamo in attesa» è stato il conciso commento dei difensori di Dassilva alla vigilia di una giornata così importante. Un’attesa palpabile che emerge anche dalle parole dei legali dei familiari della vittima. «La famiglia di Pierina e anche noi avvocati attendiamo con fiducia l’ultima udienza - fanno sapere gli avvocati Marco e Monica Lunedei e Alfredo Andrea Scifo -. La prima cosa che conforta è che domani la parola sarà data a un organo giudicante della massima competenza ed esperienza. In secondo luogo, il fatto che la Corte abbia assistito a un dibattimento che ha fatto emergere in modo chiaro fatti importanti, che sicuramente aiuteranno i magistrati a prendere la decisione corretta. Dopo anni di congetture, illazioni, accuse calunniose e fango gettato sia sulla famiglia della povera Pierina sia su terze persone totalmente estranee al delitto, da parte di soggetti che avevano interesse a depistare le indagini prima e a influenzare il processo poi, si attende una sentenza che ristabilisca in modo netto l’unica e sola verità». Per Chiara Rinaldi, avvocata di Valeria Bartolucci «la mia assistita vive in un limbo da ormai due anni. Confida però ancora nella giustizia, con la speranza di rivedere, al più presto, Louis a casa». Nessun commento, invece, è arrivato dalla legale di Manuela e Loris Bianchi, Nunzia Barzan, e dal loro consulente, Davide Barzan che, prima di parlare, aspettano (come il numeroso pubblico che domani riempirà l’aula collegiale) una sentenza attesa quasi mille giorni. Poi comunque vada verosimilmente si andrà in Appello. Ma quella sarà un’altra storia.