Nel Riminese c’è un settore che sembra non conoscere crisi o momenti bui: quello della ristorazione. Dove, secondo un’analisi condotta dall’ufficio statistica di Palazzo Garampi su dati della Camera di commercio, in 15 anni si è registrata una costante crescita di ristoranti, pizzerie, pub: erano 2.522 le imprese della ristorazione attive nel 2010, sono 2.668 quelle operative nel 2025, il 5,7% in più (2.586 nel 2015, 2.615 nel 2020). Con comuni dove il trend è in decisa crescita e altri, invece, dove c’è un evidente calo.
Rimini, Misano e Riccione, ad esempio, navigano col vento in poppa: 1.154 le attività operative nel capoluogo lo scorso anno (+3,9% sul 2010 quando erano 1.110), 137 a Misano (+9,6% sul 2010 quando erano 125), 468 nella Perla verde per una crescita a doppia cifra: +23,8% rispetto a 15 anni fa quando erano 378. Bellaria e Cattolica, invece, arretrano: 196 i ristoranti, pizzerie, pub aperti nella prima località lo scorso anno, erano 218 nel 2010 (-11,2%), 189 quelli operativi nella Regina, erano 196 nel 2010 (-3,7%).
Dato in controtendenza, dunque, lungo la costa. Meno nell’entroterra, dove da nessun ristorante aperto, nel 2010, in comuni come Poggio Torriana, Montescudo-Montecolombo, Montecopiolo e Sassofeltrio si è passati, quindici anni dopo, a 29, 18, 9 e 7 attività. O come Santarcangelo dove le imprese del settore sono cresciute del 16%. O Verucchio (51 nel 2025 contro 46 del 2010), San Clemente (25-22), Novafeltria (45-41), San Giovanni in Marignano (48-43).
Commenta il presidente della Fipe-Confcommercio, Denis Preite: «Il lavoro paga. Quelli che il Comune ha elaborato sono dati davvero soddisfacenti, nonostante in alcune località della costa, ma anche dell’entroterra (San Leo 17-19, Saludecio 9-11, Montegridolfo 3-8, ndr), si sia registrato qualche calo. Un 5,7% in più di crescita media in tutta la provincia, nonostante anni non proprio favorevoli per il turismo e quindi per la ristorazione, tra covid e guerre, è davvero un ottimo segnale. Il segnale che il comparto turistico è forte e sa reagire ad ogni scossone. Insomma siamo in buona salute». E questo grazie ad una riuscita politica di destagionalizzazione, incentrata sul potenziamento della fiera, del palacongressi, dell’aeroporto e di infrastrutture come Parco del mare e Psbo, ma anche ad una lungimirante attività di sviluppo e innovazione del comparto della ristorazione. «Credo che in questa crescita di nuovi ristoranti, pizzerie, pub - puntualizza Preite - proprio mentre il commercio attraversa una profonda crisi (614 i negozi chiusi in provincia dal 2019 al 2025, per una contrazione del -11,5%, ndr), abbia influito molto l’aver puntato sull’innovazione dei piatti, ma anche sulla qualità dei prodotti, quelli a km zero per intenderci. I turisti, in particolare quelli stranieri, apprezzano molto la nostra cucina, proprio perché basata sulla qualità». E la dimostrazione di questo sono i 18 ristoranti premiati in tutto il territorio dal Gambero rosso con il riconoscimento delle due forchette.