Rimini, oltre 1.600 telefonate alla ex in quattro mesi : 51enne finisce alla sbarra insieme all’amico

Oltre 1.600 telefonate in poco più di quattro mesi, appostamenti, pressioni sui familiari e minacce. Sono le condotte contestate a un 51enne albanese residente in Abruzzo e a un 26enne di San Benedetto del Tronto, accusati in concorso di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie del primo, una 35enne albanese. Per loro a metà dicembre inizierà il processo, dopo che il gip Alessandro Capodimonte ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Luca Bertuzzi. Per entrambi era già stato disposto il divieto di avvicinamento a meno di tre chilometri dalla donna, dal fratello e da alcuni luoghi sensibili, tra cui l’hotel di Misano Adriatico dove la vittima lavora e vive. Imposti anche il divieto di contatto, il braccialetto elettronico e l’obbligo di presentarsi due volte al giorno alla polizia giudiziaria.

La vicenda

Secondo l’accusa, la vicenda sarebbe iniziata dopo la separazione, avvenuta nel gennaio scorso. La donna avrebbe lasciato il marito a causa della sua gelosia e dei comportamenti possessivi. Tra il 2021 e il 2026, l’uomo avrebbe esercitato violenze fisiche e psicologiche, arrivando a sottrarle il cellulare, chiuderla in casa contro la sua volontà per circa tre ore e impedirle di usare l’auto per andare al lavoro.

Dopo la rottura, il 51enne avrebbe continuato a cercarla insistentemente, effettuando oltre 1.600 chiamate tra marzo e luglio, molte delle quali senza risposta. Avrebbe anche utilizzato una nuova scheda telefonica per contattarla, insistendo sulla necessità di incontrarsi e parlare. Per sfuggire alle molestie, la donna avrebbe lasciato l’abitazione coniugale in Abruzzo, trasferendosi prima dal fratello e poi a Misano Adriatico, dove aveva trovato lavoro come aiuto-cuoco in un hotel. Proprio nell’albergo, a luglio, si sarebbe verificato uno degli episodi più gravi. Il 51enne e il 26enne, insieme a un terzo uomo non identificato, sarebbero arrivati in auto e, dopo essere entrati nella hall, avrebbero chiesto della donna, tentando di farle recapitare un pacco contenente sigarette e una busta dal contenuto non precisato. Contemporaneamente sarebbero partite pesanti minacce attraverso i social network. La donna, avvertita telefonicamente, avrebbe riconosciuto nella descrizione fornita dalla receptionist il marito e una persona a lui vicina. Il 26enne avrebbe inoltre inviato alla vittima, anche tramite Instagram, messaggi con minacce di morte e riferimenti a possibili aggressioni con armi da taglio. Intimidazioni sarebbero state rivolte anche al fratello della donna, con frasi come: «Vi spedisco all’inferno». Il 51enne avrebbe invece contattato la madre della ex moglie, minacciando il cognato. Il 51enne, già condannato per maltrattamenti in famiglia, è accusato anche di violenza privata. Il 26enne ha precedenti per violenza contro le persone ed è coinvolto in un altro procedimento per una presunta aggressione al fratello della vittima e alla sua compagna.

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