Rimarranno agli arresti domiciliari nella loro abitazione i coniugi bangladesi di 55 e 42 anni, accusati di aver costretto la figlia maggiorenne, picchiandola e drogandola, a contrarre un matrimonio combinato nel loro Paese d’origine con un uomo più grande di lei, come ricostruito dalle indagini dei carabinieri coordinate dal pm Davide Ercolani. A deciderlo il gip Raffaele Deflorio che ha così respinto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa, rappresentata dall’avvocata Valentina Vulpinari, durante l’interrogatorio di garanzia avvenuto lunedì scorso. Il giudice ha comunque concesso all’uomo la possibilità fino al prossimo 31 ottobre di assentarsi dal luogo degli arresti domiciliari per recarsi al lavoro, tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 17.45 alle 23.30 e per il tempo strettamente necessario a svolgere la sua attività di sushi chef. La moglie, invece, a causa delle sue patologie che l’hanno costretta più volte a recarsi al pronto soccorso in Italia e in Bangladesh, potrà assentarsi da casa tutti i giorni, dalle 12 alle 13 e dalle 17 alle 18 per motivi di salute e per attendere alle esigenze del nucleo familiare. Secondo il gip nei confronti dei due coniugi sussistono gravi indizi di colpevolezza che l’interrogatorio di garanzia di lunedì non ha fatto venire meno, essendosi entrambi contraddetti in più occasioni. Rispondendo alle domande del giudice avrebbero però negato ogni accusa, affermando invece che la figlia (oggi divorziata dal marito e sempre ospite in una struttura protetta) era consenziente e si sarebbe inventata tutto.
Rimini, nozze combinate: i coniugi del Bangladesh rimangono agli arresti domiciliari