Rimini, “Non puoi vendere alcolici dopo mezzanotte”: l’addetto del minimarket e un amico gli rompono un braccio

Sono stati condannati entrambi in primo grado a 9 mesi di reclusione, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziale, i due bengalesi di 28 e 26 anni, a giudizio per lesioni personali in concorso dopo aver picchiato con una sbarra di ferro, a Bellariva, un 58enne algerino. Così ha disposto ieri, nella sentenza, la giudice Margherita Brunelli, dopo che per gli imputati la Procura aveva chiesto una pena più “pesante”, ovvero un anno e 9 mesi di carcere.

La vicenda a gennaio 2020

I fatti risalgono ai primi di gennaio del 2020. L’uomo, costituitosi parte civile e tutelato dall’avvocato Alessandro Pierotti del Foro di Rimini, quella notte avrebbe detto a uno dei due giovani, addetto alla vendita in un minimarket, che non poteva vendere alcolici dopo mezzanotte, come invece aveva appena fatto senza alcun problema, incurante delle ordinanze comunali.

L’aggressione

Una frase che però il bengalese non prese per niente bene. Da lì sarebbero quindi prima volate parole grosse, poi il giovane, insieme al connazionale addetto nel vicino negozio di kebab, arrivato in suo aiuto, sarebbe passato direttamente ai fatti.

Da quanto ricostruito, mentre uno afferrò per il cappuccio del giubbotto il 58enne, impedendogli così di reagire, l’altro lo colpì violentemente e più volte con la sbarra di ferro al braccio destro, alla gamba destra, sui glutei e sulla schiena, causandogli la “frattura lievemente scomposta” dell’ulna. Soccorso e medicato in pronto soccorso, l’uomo se la cavò con ferite guaribili in ben 60 giorni.

Passato lo spavento, la vittima decise di sporgere denuncia ai carabinieri della Stazione di Rimini-Miramare, che avviarono le indagini. Soltanto in un secondo momento, però, il 58enne, residente nella zona dell’aggressione, mentre andava alla fermata dell’autobus, riconobbe chiaramente i suoi aggressori. Si aprì così il procedimento nei confronti dei due bengalesi, culminato con il processo arrivato ieri al suo epilogo dopo più di sei anni. «Attendiamo le motivazioni, poi valuteremo se fare ricorso», ha ammesso il legale dei due imputati, l’avvocato Gianluca Brugioni.

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