Il personale di spiaggia cambia volto, ringiovanisce, e, soprattutto, parla riminese. Basta dialetti del sud Italia o lingue straniere dell’est Europa o dell’Africa. Quest’estate, da Miramare a Marina centro, da Rivabella a Torre Pedrera, trionferà il romagnolo stretto. Il “tin bota” più classico. «Proprio così – conferma Mauro Vanni, presidente della Cooperativa bagnini Rimini sud e presidente nazionale di Confartigianato imprese demaniali -. La gran parte dei lavoratori stagionali assunti nei nostri stabilimenti balneari è riminese. Se non tutti, almeno il 90% sono locali. Attenzione, però: non stiamo parlando di adulti o di giovani maggiorenni, ma di tardo adolescenti. Di ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Minorenni quindi. Che hanno sostituito la manodopera forestiera, fino allo scorso anno dominante».
Rimini, negli stabilimenti, fioccano le assunzioni dei minorenni: “Sono tornati i ragazzini riminesi”
Ritorno alle origini
Un ritorno alle origini, dunque. Al secolo scorso, quando ad aprire gli ombrelloni alle vacanziere ci pensavano i ragazzi di Rimini: un contratto di quattro mesi da bagnino e via... a rimorchiar turiste, tra sdraio e passeggiate notturne in spiagge. «Diciamo che, in un certo senso, questo ritorno al passato c’è – commenta Vanni -. Ma solo per il contratto, con la particolare variante dell’apprendistato però, perché per l’età anagrafica o per lo stereotipo del bagnino play boy non è più così. Negli anni 70, 80 e 90, infatti, avevamo giovani adulti come dipendenti, adesso ci sono i minorenni. In quei decenni gli stabilimenti balneari erano sinonimo di incontri, avventure, fidanzamenti, adesso i giovanissimi sono cambiati: pensano ad altro, alla paga, ai soldi in tasca, alle serate tra aperitivi e locali, al lavoro facile, privo di problemi. Non hanno più la fissa della donna da conquistare, che aveva la nostra generazione».
Le motivazioni
Una domanda allora diventa d’obbligo: come mai questa rivoluzione? Quale la causa di questo cambio di scenario? «La carenza di personale in tutti i settori dell’economia riminese sta spingendo gli stranieri che, un tempo rappresentavano gran parte della nostra forza lavoro, in altri comparti – spiega il presidente della Cooperativa bagnini Rimini sud -. In particolare quello edile o metalmeccanico dove vengono assunti a tempo indeterminato. Proprio mentre il ritorno dei contratti d’apprendistato favorisce l’inserimento degli studenti minorenni in quei settori prettamente stagionali, come quello dei balneari».
Clienti: tanti italiani
Quaranta ore settimanali, 1.100 euro al mese, due giorni liberi a settimana, per quattro mesi di lavoro, da metà maggio e metà settembre: «Questo è quello che prevede il contratto d’apprendistato – puntualizza Vanni -, verso il quale stiamo andando un po’ tutti. Del resto per accompagnare il turista al lettino o alla sdraio, per aprire o chiudere l’ombrellone, per sistemare la spiaggia non ci vuole una grande specializzazione. E poi lavorare all’aperto, dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 20, con due giornate libere a settimana, conviene anche ai ragazzi che, a scuola finita, possono coniugare impegno e tempo libero, lavoro e serate con gli amici». Tutto questo mentre le prenotazioni estive sono iniziate a fioccare. «La stagione sembra essere partita bene, col vento in poppa – conclude, soddisfatto, il rappresentante dei bagnini riminesi -. Abbiamo già tante richieste per giugno, luglio e agosto. In particolare da turisti italiani che con la guerra in Iran stanno ripiegando qui in Riviera, dove sanno di trovare tranquillità, divertimento e qualità dei servizi».