Rimini, moschea lontana, si cerca un’altra sede: “Serve più vicina a Borgo Marina”

Rimini

Sono trascorsi venti giorni dalla chiusura della moschea di Corso Giovanni XXIII e nella comunità bengalese di Borgo Marina emergono già i primi malumori. Le prime lamentele. Con la richiesta al centro islamico Al Tawhid di aprire un luogo di culto nuovo, «il più vicino possibile a Borgo Marina». «Il trasferimento nella moschea di via Emilia della comunità marocchina – sottolinea il presidente dei giovani musulmani riminesi, Mohamed Hammar – non è stata apprezzata proprio da tutti i residenti. In particolare dagli anziani e dalle donne. Che, non disponendo di un’auto, trovano difficoltà a raggiungere quel luogo di culto in zona fiera. Soprattutto in questo periodo di grande caldo. Gli stessi giovani, infatti, che in bicicletta si recano lì per la preghiera sacra del venerdì, soffrono molto le alte temperature. Non dimentichiamo che la preghiera è fissata alle 13».

Il contratto di affitto

La moschea di corso Giovanni XXIII, chiusa il 4 agosto scorso, per 22 anni è stata al centro delle proteste dei residenti riminesi (su aperta nel 2004) E, soprattutto, delle veementi polemiche politiche sollevate dalla destra, che, denunciando l’inidoneità dell’immobile come contenitore religioso, per via della sua destinazione catastale ad uso ufficio e per il mancato rispetto delle norme di sicurezza e igienico sanitarie, ne aveva ripetutamente chiesto la chiusura. «Immobile che – precisa, però, Hammar – non è di proprietà del Centro islamico Al Tawhid, ma di un italiano. E sul quale è ancora acceso un contratto d’affitto, che non so però quando scadrà». Una domanda a questo punto sorge spontanea: che ne sarà di quella “casetta”? Che destinazione gli verrà riservata? «Questo non possiamo di certo saperlo - puntualizza il rappresentante dei giovani musulmani riminesi -, deciderà il proprietario».

Regole da seguire per la scelta

Nel frattempo il Centro islamico sta cercando un locale ad hoc dove poter realizzare la nuova moschea della comunità bengalese. In via autonoma e senza aspettare i “comodi” della politica, dopo la rottura, avvenuta a poche settimane dalla sua costituzione, del gruppo interpartitico “maggioranza-opposizione” che, d’intesa con la comunità bengalese, avrebbe dovuto individuare un contenitore ad hoc, rispettoso delle norme urbanistiche e della destinazione a luogo di culto, dove trasferirci la moschea. «Visti i solleciti di molti credenti, non solo anziani e donne, ma anche diversi negozianti di Borgo Marina – conclude Hammar – stiamo cercando un locale, vicino al quartiere, dove poter aprire la nuova moschea. Che sia, però, rispettoso delle norme urbanistiche comunali e della destinazione a luogo di culto. Purtroppo, però, non lo abbiamo ancora trovato».

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