Rimini. Morosini, presidente del tribunale di Palermo, sul caso Sea Watch 3: «Denigrare i giudici è diverso dal criticarli»

Rimini
  • 20 febbraio 2026

RIMINI. È stato in silenzio davanti agli attacchi sferrati, in questi giorni, da governo e politici di centrodestra contro la magistratura. Ma quando ha ascoltato le parole pronunciate, in un video, dalla premier Meloni («parte politicizzata della magistratura pronta a mettersi di traverso») sulla sentenza emessa dai giudici di Palermo nei confronti dello Stato italiano - condannato a risarcire la Ong Sea Watch con oltre 76mila euro per il fermo, ritenuto illegittimo e risalente al giugno 2019 della nave Sea Watch 3 -, non ce l’ha fatta.

Il giudice Morosini

E, tirato fuori lo spirito sanguigno del romagnolo, Piergiorgio Morosini, 62enne di Cattolica, presidente del Tribunale di Palermo, ha preso carta e penna e ha replicato con fermezza. E autonomia di pensiero. «La sentenza del Tribunale di Palermo - ha puntualizzato Morosini - è stata emessa da una magistratura competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino».

Dritto al segno, verrebbe da dire. Nei confronti di una presidente del Consiglio verbalmente molto aggressiva: «Il compito dei magistrati - aveva, infatti, sentenziato Meloni - è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?». E nei confronti di un vice premier, Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno del governo gialloverde, ancora più corrosivo: «Un vero e proprio premio (il riferimento è sempre alla sentenza dei giudici di Palermo, ndr) per aver forzato un divieto del governo. È la decisione, incredibile, di un tribunale. Il 22-23 marzo voterò SÌ al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona».

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