Rimini. Minaccia il padre medico per avere soldi, arrestato

Rimini
  • 19 gennaio 2026

“Gli do una coltellata al fegato e lo ammazzo”, “Sei un uomo morto, te lo giuro sulla vita delle mie nipoti: prepara 710 euro perchè ti ammazzo”. Sono solo alcune delle continue minacce, dirette o fatte pervenire tramite altre persone, rivolte da un riminese di 43 anni nei confronti del proprio padre, un medico in pensione.

Così il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini, Raffaele Deflorio, ha disposto per l’uomo la custodia cautelare in carcere richiesta dal pm Davide Ercolani. L’ordinanza, depositata pochi giorni fa, ricostruisce un quadro di comportamenti molesti, violenti ed offensivi che durano da anni.

Secondo quanto ricostruito dal pm, il 43enne chiedeva al genitore in maniera incessante soldi per saldare i debiti derivanti dal consumo di cocaina e per il pagamento di hotel e strutture ricettive in cui alloggiava, spesso proprio a spese del padre.

Il lungo calvario

Il padre sarebbe da quasi 20 anni bersaglio di richieste di denaro, insulti, minacce e intrusioni nella propria vita privata da parte del figlio il quale è già stato querelato e processato per vicende analoghe.

A far degenerare la situazione la nuova indagine che nasce dalla denuncia presentata il 19 ottobre scorso, poi integrata più volte fino all’inizio di gennaio.

Le promesse di ammazzarlo

Il medico denuncia una vera escalation di aggressività: telefonate incessanti, messaggi violenti, minacce di morte esplicite, appostamenti sotto casa e richieste di denaro sempre più pressanti.

Tra i passaggi più gravi segnalati dal tribunale, i messaggi inviati tra settembre e novembre, in cui l’indagato promette di ammazzare il padre e minaccia di appenderlo in piazza Loreto.

E quando il 43enne non riusciva a contattare direttamente il padre, recapitava i messaggi a un’amica di famiglia: “Domani gli faccio male”.

Il cambio di abitudini

Le indagini hanno messo in luce una pressione psicologica tale da costringere il medico a modificare radicalmente le proprie abitudini: cambio del numero di telefono, e anche l’attivazione di una seconda utenza per ragioni di reperibilità, oltre al timore costante che l’uomo aveva di uscire di casa. «Uno stato di ansia e paura» che ha inciso profondamente sulla vita quotidiana dell’uomo e anche della moglie.

Querela rimessa in passato

Già in passato il medico si era rivolto alla giustizia temendo l’inasprirsi degli atti di violenza del figlio. Aveva ottenuto anche un provvedimento cautelare che però era stato sospeso nel giugno dello scorso anno dopo che l’uomo ha rimesso la querela. Il figlio resta però sottoposto a misura di prevenzione: non potrebbe avvicinare né comunicare con le persone offese, tra cui appunto proprio il padre.

Per il gip il 43enne ha una personalità aggressiva e violenta, il pericolo di reiterazione del reato è “concreto e attuale” tanto che ha chiesto l’inasprimento della pena da atti persecutori a maltrattamenti in famiglia.

Le minacce sono definite “gravi e reiterate”, aggravate dall’uso di terzi soggetti per aumentare la pressione intimidatoria. Il divieto di avvicinamento viene considerato inefficace, mentre gli arresti domiciliari non sono praticabili per mancanza di un’abitazione adeguata: così il tribunale ha deciso di procedere con la custodia cautelare in carcere «l’unica misura adeguata a fronteggiare il pericolo di reiterazioni dei reati».

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