Rimini, maturando prima ammesso e poi respinto dal registro elettronico. Il padre: “Voglio chiarezza, farò ricorso”

RIMINI. «Prima gli dicono che è ammesso, poi, appena due ore dopo, il registro elettronico lo “scarica” fuori. E la sera arriva la chiamata: è stato bocciato». Il racconto del padre di un maturando di un istituto superiore riminese descrive un vero incubo burocratico, consumatosi a pochissimi giorni dal via dell’esame di Stato, previsto per il 18 giugno.

Tutto ha inizio sabato 6 giugno. Nel pomeriggio, la notifica ufficiale sul portale sembra chiudere ogni dubbio: il ragazzo è ammesso. Ma la gioia dura pochissimo: in meno di due ore, una seconda comunicazione ribalta il verdetto. «Non capivamo cosa stesse succedendo, ipotizzavamo fosse un errore tecnico». La conferma, brutale, arriva in serata con una telefonata: «Ci hanno comunicato che nostro figlio non avrebbe sostenuto la maturità».

L’opacità amministrativa

Il giovane, secondo il racconto del padre, presenta una situazione scolastica complessivamente positiva, con la sola eccezione di Diritto ed Economia. Cercando risposte, il genitore si è recato a scuola, trovando però porte chiuse: «Mi hanno detto che la preside mi avrebbe ricevuto solo dopo quaranta giorni e che l’accesso al registro elettronico sarebbe stato bloccato per un mese». Solo grazie a una pec inviata dal legale di famiglia si è riusciti a ottenere un confronto. «In quell’incontro - sostiene il genitore - la dirigente ha giustificato la prima notifica come un possibile errore di sistema, confermando la non ammissione perché l’insufficienza non gli consentirebbe di affrontare adeguatamente l’esame».

Una spiegazione che il padre non accetta, sollevando dubbi sulla gestione didattica dell’istituto: «La professoressa ha quindici studenti in quella classe e dodici di loro risultano insufficienti. C’è qualcosa che non va, non è possibile una moria del genere». L’uomo punta quindi il dito anche sulle modalità di verifica: «Mio figlio ha provato più volte a recuperare, chiedendo interrogazioni volontarie che spesso gli venivano negate. E quando finalmente accadeva, gli venivano chiesti argomenti risalenti alla terza».

Le prospettive legali

Ora la famiglia si prepara alla battaglia legale. «Il tempo è pochissimo, la maturità è alle porte», spiega il padre, che con il supporto del proprio avvocato è pronto a percorrere ogni strada possibile: «Se sarà necessario, faremo ricorso. Non possiamo accettare una fine del genere senza chiarezza. Nostro figlio ha il diritto di essere valutato correttamente e non possiamo permettere che il suo futuro venga spezzato da una procedura così opaca e contraddittoria».

Un percorso, quello dello studente, interrotto bruscamente da una gestione che la famiglia intende contestare in ogni sede opportuna, decisa a lottare fino all’ultimo per riaprire le porte dell’esame.

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