Una parola di troppo sulla pubblica via, poi la violenza cieca. Un’aggressione brutale a colpi di casco che ha mandato un giovane nel reparto di Terapia intensiva, tra traumi, fratture plurime al volto e una prognosi superiore ai quaranta giorni. A distanza di poco più di un mese da quella notte del 13 giugno a Marebello, gli investigatori della Squadra Mobile di Rimini hanno chiuso il cerchio, notificando le misure cautelari a due ventenni riminesi ritenuti i responsabili della feroce rapina. Per loro, su disposizione del Gip del Tribunale di Rimini, sono scattati l’obbligo di dimora con permanenza notturna in casa (dalle 20 alle 7) e il divieto di avvicinamento alla persona offesa – con obbligo di mantenere una distanza di almeno mille metri dalla vittima e da tre suoi amici presenti ai fatti – integrato dall’applicazione del braccialetto elettronico.
Una misura meno afflittiva del carcere, accordata dal giudice in ragione della giovane età e dell’incensuratezza dei due, ma accompagnata da un severissimo divieto di comunicazione con la persona offesa, anche tramite social, telefono o strumenti informatici.