Rimini. Lupi, parla l’esperto: «Nessun allarme, ma guardia alta, ecco come stiamo monitorando»

Rimini
  • 08 novembre 2026

FEDERICO ROSSINI

«Al lupo al lupo? No, ma serve attenzione». Lo spiega Pierclaudio Arrigoni, responsabile regionale del settore territoriale agricoltura e attività faunistico-venatorie per le province di Rimini e Forlì, sugli ultimi avvistamenti dell’animale selvatico che hanno allertato i residenti. «Stiamo monitorando la situazione attraverso un nucleo composto dai carabinieri forestali, dalla polizia provinciale e dalla Regione – spiega il dirigente regionale - nelle zone interessate dalle segnalazioni stiamo facendo tutto il possibile».

Secondo Arrigoni, inoltre, al momento non ci sono motivi per parlare di un pericolo immediato: «Non abbiamo problematiche di attacchi alle persone». La situazione dovrebbe poi migliorare nei prossimi mesi: «In inverno i lupi entrano in una fase di dispersione, che comincia generalmente da novembre e prosegue fino a febbraio».

I contributi regionali

Fondamentale, intanto, la prevenzione. Arrigoni invita tutti a rispettare le ordinanze comunali, tenere al guinzaglio e dentro casa gli animali nelle ore buie e non lasciare all’esterno, durante la notte, né cibo per cani e gatti né rifiuti organici. «Si può dare da mangiare al proprio cane – spiega - ma una volta finito bisogna ritirare la ciotola: gli odori possono attirare i lupi anche a distanza. Per gli allevamenti invece sono previsti contributi regionali per recinzioni e strumenti di dissuasione. È consigliabile il rientro del bestiame nelle stalle durante la notte».

Arrigoni invita inoltre a non confondere tutti gli avvistamenti con la presenza di lupi selvatici: «Su dieci volte che ci chiamano, circa la metà riguarda cani lupo o lupi cecoslovacchi, scambiati per animali selvatici». E precisa: «Un lupo che passa per una via non è un problema. Neanche uno che vede una persona e si allontana». Eventuali catture dovrebbero infatti riguardare il singolo esemplare responsabile di comportamenti problematici, dopo averlo identificato: «Non si può catturare un lupo a caso».

Le abitazioni

Sulla necessità di distinguere tra la normale presenza della specie e un pericolo concreto interviene anche Rocco Iezzi, delle Guardie ecologiche volontarie (GEV). «Il punto centrale è la differenza tra un lupo selvatico e un cosiddetto “lupo confidente”, che ha perso parte della naturale diffidenza nei confronti dell’uomo. Un avvistamento vicino alle abitazioni non rappresenta automaticamente un pericolo: il rischio nasce quando l’animale si abitua alla presenza delle persone, anche perché trova cibo facilmente accessibile».

Iezzi richiama il protocollo Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la gestione di questi esemplari. «In caso di incontro ravvicinato è consigliato fare rumore e alzare la voce così da scoraggiare l’avvicinamento. Cattura e rimozione restano invece misure estreme, subordinate a valutazioni specifiche e alle necessarie autorizzazioni. Il protocollo offre strumenti adeguati, ma la sua applicazione necessita di personale specializzato e risorse».

Anche sulle segnalazioni di animali domestici scomparsi o predati, le Gev invitano alla prudenza: «Non ogni episodio può essere attribuito con certezza al lupo senza verifiche».

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