Avrebbe attirato la pronipote in camera da letto con il pretesto di far giocare i cagnolini in camera da letto: una scusa invece per compiere abusi sulla piccola quando aveva appena 6 anni tanto che lo zio, un 73enne di Rimini condannato a 7 anni e 3 mesi di reclusione dal collegio penale presieduto dalla giudice Fiorella Casadei, è stato definito dal pm Davide Ercolani, che di anni di carcere ne aveva chiesti 13, «un mostro come It», il pagliaccio del romanzo horror di Stephen King che ha ispirato anche un film e che attirava le sue vittime con la scusa di farle giocare. L’anziano, difeso dall’avvocata Cinzia Bonfantini, è stato ritenuto colpevole per i reati di violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenne. Sentenza che ha riconosciuto alle parti civili, tutelate dall’avvocato Mattia Lancini, un risarcimento di 80mila euro, di cui 50mila a favore della vittima e 30mila ai genitori.
Rimini, lo zio condannato per abusi attirava la nipotina con la scusa di giocare. Il pm: «Un mostro come It»
L’incubo
La vicenda risalirebbe al periodo tra il 2014 e il 2016, ma sarebbe emersa soltanto nel 2022 quando la vittima trovò il coraggio di confidare le violenze subite per mano dello zio del padre ad un’insegnante di sostegno. Soltanto in seguito, per “colpa” di una sua foto su Instagram, ne parlò anche alla madre, che decise così di sporgere denuncia. A quel punto l’uomo, venuto a conoscenza del fatto, andò su tutte le furie e decise di aggredire con un coltello la madre della bambina, cercando di colpirla in strada con alcuni fendenti alla gola e all’addome. Lesioni aggravate dall’uso dell’arma che, insieme al reato di stalking per convincere la donna a ritirare la querela (“Te la farò pagare, ve ne dovete andare da casa mia”), gli era già costata una condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Sentenza del Tribunale di Rimini poi confermata nel dicembre 2024 anche dalla Corte d’Appello di Bologna.
L’incidente probatorio
Iniziato il processo, nel 2023 la bambina venne ascoltata in sede di incidente probatorio, previo accertamento tecnico sulla capacità testimoniale, che ne attestò la piena idoneità a rendere dichiarazioni attendibili, escludendo quindi la presenza di suggestioni o invenzioni. La giovane allora raccontò di come lui la stendeva sul letto, le palpeggiava il seno e le parti intime, oltre a leccarle e baciarle, e poi le diceva di non dire nulla ai genitori. Tra i testimoni comparsi in aula, anche alcuni consulenti che confermarono un disturbo post traumatico da stress nella bambina, compatibile con le violenze da lei raccontate. Il 73enne, invece, in questi anni non è mai comparso in aula, né per dare la sua versione dei fatti cercando di discolparsi e nemmeno per chiedere scusa dei suoi comportamenti.