Stop al requisito della residenza storica e del contratto di lavoro per accedere alle case popolari. L’Emilia-Romagna modifica le regole per l’assegnazione degli alloggi pubblici, adeguandole alle sentenze della magistratura e al principio di non discriminazione tra italiani e stranieri. Che cosa cambia per i riminesi? «La legge è stata appena approvata - spiega il presidente provinciale di Acer Tonino Bernabè - i dubbi vanno chiariti dai comuni, in particolare da quello capoluogo, ai quali spettano margini di autonomia».
A fare chiarezza ci prova quindi Kristian Gianfreda, assessore alle Politiche sociali e per la casa: «La Regione ha recepito sentenze precise della Corte costituzionale che non sono aggirabili. Per noi è un’entrata a gamba tesa, seguono un principio di diritto, ma non è detto che siano migliorative sul piano sociale. Il mio obiettivo è definire interventi efficaci, anche attraverso il sostegno abitativo e l’edilizia residenziale pubblica. Un impegno che rischia di complicarsi. Ci stiamo lavorando, ma non posso dire di essere soddisfatto».
Il Comune potrà continuare a prevedere autonomamente alcuni criteri premiali legati alla permanenza sul territorio e alla situazione lavorativa?
«A prima vista no, ma con gli uffici stiamo studiando la situazione. Ci confronteremo con le forze politiche e civiche della maggioranza e del consiglio comunale. Non è una questione su cui ci si possa girare intorno: parliamo di sentenze della Corte costituzionale, quindi dobbiamo sottostare».
Le nuove direttive avranno un impatto su graduatorie e liste d’attesa?
«Impattano e impatteranno. Gli uffici cercano soluzioni tecnico-giuridiche per proseguire gli interventi sociali nel modo più giusto possibile. L’obiettivo è quello di non provocare nell’applicazione di atti giurisprudenziali o norme regionali paradossali disparità. Un esempio lampante: cosa succede a chi è in lista di attesa da molto tempo? È una domanda che riguarda un tema delicatissimo in questo momento storico, una vera piaga sociale, la mancanza di case in affitto a prezzi accessibili. Ed è per questo che la risposta deve essere ragionata e confrontata. Come comune di Rimini non vogliamo fare dell’ideologia, ma cercare un equilibrio per il bene delle persone e della città».
C’è però chi dice che con le nuove regole “si toglie la casa agli italiani”. Che cosa risponde?
«Italiani, non italiani... queste sentenze rischiano di mettere in difficoltà il lavoro che portiamo avanti. Persone in lista d’attesa (circa 2.500 nel Riminese, ndr) da molto tempo potrebbero vedere peggiorare sia il proprio punteggio sia la posizione in graduatoria per l’alloggio. Faremo il possibile per evitare che accada. Il cambio dei criteri, poi, rischia di vanificare i percorsi di autonomia e reinserimento lavorativo guidati da servizi e assistenti sociali. Stravolgere questi percorsi significa sprecare energie, risorse pubbliche e tempo. È questo il problema, non le contrapposizioni ideologiche tra italiani e stranieri».
Quali i tempi per il recepimento della delibera regionale?
«I tecnici comunali stanno elaborando soluzioni per limitare l’impatto sui servizi sociali. Seguiranno il confronto politico in maggioranza e la votazione del nuovo regolamento Erp (Edilizia residenziale pubblica) in consiglio comunale, necessaria per la sua entrata in vigore».