Una vacanza da sogno trasformata presto in un incubo e in una battaglia legale durata ben otto anni che si è chiusa nei giorni scorsi con la sentenza del Tribunale di Rimini. Nessun risarcimento per il turista che aveva chiesto oltre 555mila euro per danni biologici, più 10mila euro tra spese mediche e restituzione del pacchetto vacanza dopo che, al rientro da un tour a Cuba, aveva contratto una forma severissima di legionella. Secondo la giudice Giorgia Bertozzi Bonetti non è stata raggiunta la prova decisiva che colleghi l’infezione da legionella al soggiorno nel paese dell’America centrale e dovrà quindi pagare ad ognuna delle parti (l’agenzia viaggi e la compagnia assicurativa) le spese di lite calcolate in poco meno di 15mila euro, oltre al 15% a titolo di rimborso forfettario, spese generali, Iva e Cpa, come per legge.
La vicenda inizia nel dicembre 2018. L'uomo, all'epoca dei fatti 65enne, insieme alla moglie acquistò un pacchetto “tutto compreso” da 5.400 euro per due settimane. Secondo la difesa del turista, rappresentata dall'avvocato Maria Rosa Visintin, la camera era in condizioni igieniche deplorevoli: infiltrazioni d’acqua, perdite dai tubi, aria condizionata obsoleta e presenza di insetti. Sarebbe stato proprio questo ambiente insalubre a causare l'infezione da Legionella pneumophila. I sintomi, inizialmente sottovalutati come un malessere da viaggio, esplosero al rientro in Italia. In pochi giorni il quadro clinico precipitò: l’uomo venne trasportato in Codice rosso all'ospedale di Cattolica per un’insufficienza respiratoria acuta, finendo poi in terapia intensiva a Riccione. Le conseguenze furono permanenti e devastanti: nel 2020 l'Inps riconobbe l'invalidità totale, descrivendo un soggetto non più autonomo nelle attività quotidiane. Da qui la richiesta record di oltre 555mila euro per danno biologico e oltre 10mila euro tra spese mediche e restituzione del prezzo del viaggio.
Nonostante l’oggettiva gravità del danno alla salute, il giudice ha smontato la tesi della difesa del turista. In primo luogo, ha qualificato come inadempimento di “scarsa importanza” le carenze della struttura ricettiva, poiché il turista ha usufruito di tutti i servizi del pacchetto e il cambio stanza è avvenuto in sole due ore, non si è configurata quella violazione della “causa concreta” del viaggio necessaria per risolvere il contratto o per liquidare il danno da vacanza rovinata. Ma il vero scoglio è stato il nesso causale. Nel diritto civile non basta la coincidenza temporale: vige la regola del “più probabile che non”. Il giudice ha osservato che il periodo di incubazione della legionella (2-10 giorni) e l’insorgenza dei sintomi dopo 5 giorni dal rientro lasciano aperta la possibilità di un contagio avvenuto altrove o durante attività extra-pacchetto. Senza campionamenti ambientali diretti a Cuba, la consulenza tecnica di parte è rimasta una “mera allegazione tecnica” priva di valore probatorio certo. Il verdetto finale è amaro per il turista. Non solo non riceverà alcun risarcimento, ma come detto è stato condannato a pagare le spese di lite a favore dell'agenzia viaggi e della compagnia assicuratrice.