Rimini, la villa rimane intestata all’ex compagna, un 60enne non si arrende: “Verifiche della Finanza sui suoi conti”

«Non erano 600, ma ben 800 milioni di lire». Dopo la sconfitta in Tribunale, il 60enne riminese che si è visto respingere la richiesta di ottenere la proprietà di una villa a Misano Adriatico ha rilanciato, fornendo la propria versione dei fatti. L’uomo ha infatti sostenuto di aver investito complessivamente circa 800 milioni di lire per beni intestati all’ex compagna, «cifra che comprenderebbe non solo il denaro destinato all’acquisto della villa in questione (600 milioni), ma anche quello impiegato per un altro appartamento sulle colline della Valconca, del valore di circa 200 milioni di lire», ha fatto sapere il 60enne, annunciando poi che la vicenda proseguirà ora sul fronte penale. «Presto la Guardia di finanza di Bologna svolgerà accertamenti patrimoniali sui conti della mia ex compagna e di sua madre, così da chiarire una volta per tutte che quei soldi sono miei. Non è un caso che, poco prima della causa civile, abbiano cambiato le serrature per impedirmi di entrare in casa». Denaro che, come ha voluto ribadire ancora una volta, sarebbe frutto del suo lavoro e sarebbe stato utilizzato per acquistare la villa, «che nel 2012 mi venne sequestrata dalle Fiamme gialle per una vicenda giudiziaria e poi “scongelata” dopo il pagamento, sempre di tasca mia, di circa 57mila euro a un avvocato riminese».

Le dichiarazioni del 60enne arrivano dopo la sentenza civile del Tribunale di Rimini, firmata dal giudice Fabrizio Melucci, che, come detto, ha respinto tutte le richieste dell’uomo, ritenendo non dimostrati né l’esistenza del presunto patto fiduciario né l’effettivo esborso economico sostenuto per l’acquisto della casa. Il Tribunale lo ha inoltre condannato al pagamento delle spese legali in favore dell’ex compagna, liquidate in 7.600 euro.

La vicenda

La controversia nasce dalla fine di una convivenza durata dal 1995 al 2021. L’uomo aveva citato in giudizio l’ex compagna chiedendo il riconoscimento di un accordo fiduciario in base al quale, secondo la sua ricostruzione, la donna avrebbe dovuto ritrasferirgli la proprietà dell’immobile di Misano Adriatico e di alcuni veicoli. In alternativa, aveva chiesto la condanna al pagamento di una somma pari al valore della casa e delle automobili, sostenendo che la mancata restituzione dei beni avesse determinato un arricchimento senza causa.

Il giudice ha però ricordato che il patto fiduciario può essere valido anche se non formalizzato per iscritto, ma deve comunque essere dimostrato in giudizio. Nel caso esaminato, secondo il Tribunale, tale prova non è stata fornita. Il 60enne, infatti, non avrebbe dimostrato né l’esistenza dell’accordo con cui la donna si sarebbe impegnata a ritrasferirgli l’immobile né i pagamenti che avrebbero dovuto costituire la provvista per l’acquisto.

Le operazioni bancarie

Secondo la sentenza, il fatto che un bene venga acquistato con il denaro di una persona diversa dall’intestatario non è sufficiente, da solo, a dimostrare l’esistenza di un patto fiduciario. Il Tribunale ha inoltre evidenziato alcune incongruenze nella ricostruzione fornita dall’attore. Le operazioni bancarie prodotte, relative a somme di 250 e 180 milioni di lire, non dimostravano infatti versamenti effettuati a favore di conti intestati alla donna, ma risultavano come semplici operazioni di giroconto. Anche la consegna dei sei libretti bancari da 100 milioni di lire ciascuno, indicati dall’uomo, non è stata ritenuta provata.

È stata respinta anche la domanda subordinata volta a ottenere il valore dell’immobile e dei veicoli a titolo di arricchimento senza causa, così come la richiesta di risarcimento dei danni, ritenuta generica e priva della necessaria prova. Il Tribunale ha infine respinto anche la domanda dell’ex compagna di ottenere un risarcimento per lite temeraria, ritenendo non dimostrato il danno lamentato.

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