“Non buttate la piscina”. È il messaggio lasciato da un bambino, appeso alle vetrate del vecchio impianto di Rimini che, dopo l’inaugurazione del nuovo polo natatorio a Viserba, chiuderà le corsie il prossimo 31 marzo. Con pieno sconforto del Comitato da 1.300 firmatari che ha presentato proposte per “salvare l’impianto”. Ieri si è tenuto in Provincia l’incontro richiesto, con presenti il funzionario provinciale in rappresentanza della proprietà, gli assessori comunali allo Sport Michele Lari e ai Lavori pubblici Mattia Morolli, i dirigenti di settore e il rappresentante della società Buonconvento, che “da mesi” ha proposto di farsi carico degli interventi necessari per mantenere aperta la piscina. Ma, come sottolineato dalle amministrazioni, occorre un progetto formalizzato. Intanto, riporta il comitato, il messaggio è stato chiaro: “La piscina chiuderà il 31 marzo” e l’area manterrà una destinazione sportiva, “elemento certamente positivo, ma rimasto privo di contenuti concreti nel corso dell’incontro”. Al comitato “appare evidente l’orientamento a procedere con la chiusura”: la nuova struttura è “certamente un valore” per Rimini, ma rappresenta anche “un evidente cambio di indirizzo”, si sostiene. La “presunta concorrenza” tra i due impianti “non è credibile” e se il Comune afferma di “non disporre delle risorse necessarie per contribuire al mantenimento dell’impianto attuale, va ricordato che un soggetto privato si è detto disponibile, evitando costi per la collettività e garantendo la tutela dei 10 lavoratori che hanno già ricevuto la lettera di licenziamento”.
Per il comitato, insomma, “aprire a Viserba e chiudere in centro rappresenta un passo indietro”, mentre è “poco chiaro quale sia il futuro dell’attuale struttura”: ha “criticità, in particolare sotto il profilo energetico”, ma proprio per questo “una riqualificazione, anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato, potrebbe rappresentare un’opportunità”. Di certo, conclude il comitato, la chiusura della piscina appare “una decisione difficile da comprendere, che solleva più di una perplessità rispetto all’interesse pubblico”.