«Una black list per salvarci dai truffatori. E metterci al riparo dai “furbetti” del pagherò».
Patrizia Rinaldis, presidente dell’Associazione albergatori Rimini, appresa la notizia della condanna per insolvenza fraudolenta di uno “scroccone” di lusso, che per ben quattordici volte ha beffato hotel 4 e 5 stelle del Nord Italia (non ha saldato i conti per migliaia e migliaia di euro), rende nota la strategia adottata in Riviera «contro questi professionisti del raggiro».
«In passato questo genere di malviventi erano molti più di oggi - sottolinea Rinaldis -. Poi, stanchi di essere truffati, ci siamo organizzati e abbiamo messo nero su bianco i loro nomi e cognomi. E li abbiamo recapitati ai nostri colleghi. Da lì in poi il fenomeno si è pian pianino ridimensionato e i soggiorni “scroccati” hanno perso uno zero, passando dalle migliaia di euro non saldate alle poche centinaia di euro». Tutto nell’arco di tempo di otto anni.
La black list
«Proprio così - conferma la presidente di Federalberghi Rimini -. La black list è partita nel 2017, quando le truffe erano più ricorrenti. E in poco tempo, sentendo i nostri associati e anche altri albergatori, riuscimmo a scrivere nel libretto nero degli indesiderati tra i 25 e i 30 nominativi. Personaggi che in quegli anni avevano “colpito” nel nostro territorio. Per la maggior parte italiani, ma anche qualche straniero dell’Est Europa». Otto anni ci sono voluti per tenere lontani da Rimini questi disonesti. Ma alla fine i risultati si sono visti. «Certo - osserva Rinaldis -. Tant’è vero che lo scorso anno nella black list erano stati annotati solo 7 nomi. Sintomo che gli albergatori riminesi si sono svegliati e hanno adottato le necessarie contromisure anti-truffa».
Le precauzioni
Ma vediamole queste cautele. E facciamole svelare da Rinaldis. «Intanto, si tratta di “fiuto”, di esperienza - puntualizza l’albergatrice -. Quando fai questo lavoro da una vita le persone le individui al volo. E se pensi di avere a che fare con un cliente “borderline”, che sia un finto turista balneare o un improvvisato operatore fieristico-congressuale, chiedi il pagamento anticipato. Non si scappa: o paga o se ne va. In entrambi i casi ti sei salvato. Poi c’è il pagamento online, sempre più sviluppato grazie ai siti internet o ai portali di prenotazione». Tuttavia il sistema delle truffe non si è interrotto completamente, come dimostra il caso del 47enne truffatore napoletano condannato, ad inizio settimana, dal tribunale di Bolzano per aver pernottato, periodicamente, negli ultimi 2-3 anni, in diversi hotel di lusso del Nord Italia, in particolare del Trentino Alto Adige, e per essersene andato senza saldare il conto: qualcosa come 6mila euro solo nell’ultimo hotel dove era stato.
Alcuni casi
«Da noi questi raggiri non toccano cifre così alte - spiega Rinaldis -: viaggiamo, fortunatamente, su perdite più basse: 300-400 euro. Forse in passato, qualche perdita alta c’è stata. Ricordo di una famiglia: padre, madre e due figli, “scappata” senza saldare il conto di una settimana di vacanza. Per non parlare dei più ricorrenti finti manager giunti a Rimini per le fiere e i congressi. Truffatori esperti, degli insospettabili dalla faccia pulita, che si presentano in giacca e cravatta... e ti accorgi del raggiro solo quando vedi la camera vuota e il conto in rosso».
E, infatti, nella sua lunga carriera di albergatrice, anche la presidente di Federalberghi è caduta nella trappola di uno di questi “professionisti”. «Ero agli inizi - racconta -, pensate che c’era ancora la lira. Arriva questo signore elegante, mi dà il suo nome e si presenta come il nipote di un cardinale. Passano i giorni e sparisce senza pagare». Sfortuna volle, per il presunto nipote del monsignore, che nel tentativo di truffare poco dopo un altro albergatore riminese, si ritrovò davanti proprio Patrizia Rinaldis. «Avvisai il collega di cosa mi era capitato con quel signore e lo salvai dalla truffa». E il truffatore fu denunciato? «Davanti a perdite di qualche centinaio di euro, ma anche un migliaio di euro - chiosa la presidente dell’Aia -, nessuno denuncia. Diciamo che non ne vale la pena per il tempo e per i costi».