«Ho buttato la mia vita al gioco. Tra scommesse sportive e slot machine». Una testimonianza lucida, nella sua crudezza, quella di Alessandro, 39 anni, che, dopo vent’anni di «adrenalina da puntata», è finalmente riuscito a “disintossicarsi” e a tornare «alla vita normale, quella che conducono tutti, ma che io non avevo mai provato prima».
L’inizio del baratro e la fine
Due le date determinanti, che segnano la sua esistenza. «Il 2002 – racconta -, quando, per la prima volta, con gli amichetti di allora, entrai in una sala scommesse. E il 2023, quando, disperato e senza più voglia di vivere, mi feci accompagnare dai miei genitori e dalla mia ragazza, che mi è sempre stata vicina, nonostante tutto, all’Associazione giocatori anonimi di Rimini. Fu la rinascita. Il ritorno alla vita». Alessandro, infatti, in quei quindici giocatori che formano il gruppo d’ascolto, tutti diversi tra loro, ma con un percorso comune: gioco, debiti, dipendenza, trova la forza di reagire. E, con coraggio, sacrificio, e desiderio di «potermi guardare in faccia senza vergognarmi», riesce, pian pianino, «un giorno dopo l’altro» ad uscire dal baratro.