Rimini, l’associazione contesta il conto dell’albergo ma dovrà pagare anche le spese legali

Rimini

Da una parte una fattura da 2.100 euro per un soggiorno alberghiero nel Riminese durante un convegno organizzato nel dicembre 2019. Dall’altra, la contestazione da parte del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia di una serie di disservizi e una richiesta di risarcimento danni da 2.500 euro. Nel mezzo, una battaglia giudiziaria arrivata fino al Tribunale di Rimini che, con la sentenza della giudice Giorgia Bertozzi Bonetti, ha confermato la decisione già presa dal Giudice di Pace, dando nuovamente ragione alla società che gestiva l’albergo e confermando il pagamento della fattura da parte del sindacato. Quest’ultimo dovrà inoltre versare circa 2.500 euro di spese legali, oltre agli accessori di legge.

Fattura da 2.100 euro

A presentare appello, come detto, è stato il Siulp, dopo che si era visto respingere la sua opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla società alberghiera per il saldo della fattura da 2.100 relativa ad un convegno organizzato sette anni fa al quale hanno partecipato consiglieri provenienti da tutta Italia. Il sindacato aveva sostenuto che l’organizzazione del soggiorno non fosse stata conforme agli accordi.

Problemi di organizzazione

Tra i diversi problemi denunciati, la sistemazione di alcuni partecipanti in una struttura diversa da quella in cui si svolgeva il congresso, le difficoltà nell’abbinamento delle camere, presunte carenze nella ristorazione e un costo del parcheggio ritenuto superiore a quello concordato. Secondo il sindacato di Polizia, inoltre, nel primo giudizio si sarebbe verificata una violazione del diritto di difesa a causa della riapertura del verbale di un’udienza dopo che la causa era stata inizialmente trattenuta in decisione.

La decisione del giudice

Il Tribunale di Rimini ha esaminato entrambe le questioni e ha confermato la sentenza di primo grado. Quanto alla vicenda processuale, ha ritenuto che il contraddittorio fosse stato comunque garantito, poiché i difensori avevano potuto confrontarsi con il giudice dopo la riapertura del verbale. Sul resto, invece, il problema è stato soprattutto quello delle prove. Il Tribunale non ha ritenuto dimostrato che esistesse un accordo che imponesse di sistemare gli organizzatori nello stesso hotel dell’evento. Il contratto, infatti, prevedeva la possibilità di sistemare gli ospiti tra due strutture alberghiere. Anche la confusione al momento del check-in, secondo il giudice, non è stata ricondotta a una responsabilità della struttura: l’assegnazione degli abbinamenti delle camere spettava agli organizzatori e non all’albergo.

Per quanto riguarda la ristorazione, i testimoni indicati dal sindacato non avevano consumato direttamente i pasti contestati, ma avevano riferito di lamentele sulla qualità e sulla quantità del cibo. Non erano inoltre stati prodotti scontrini o fatture per dimostrare eventuali spese sostenute dagli ospiti per mangiare fuori dalla struttura. Quanto al parcheggio, infine, non è stata ritenuta provata la tariffa di 5 euro al giorno indicata dal sindacato, mentre è stata considerata plausibile quella di 10 euro applicata dalla struttura in occasione di eventi analoghi.

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