“Israele è odio e morte”. Cinque parole scritte sui social che possono bastare per finire sotto indagine per minaccia a corpo diplomatico, diffamazione aggravata e istigazione all’odio razziale e antisemitismo. Ma non per arrivare a processo.
Rimini. «Israele è odio e morte» scritto su Instagram al console: padre e figlia non andranno a processo
Una frase brevissima come commento privato ad una storia Instagram pubblicata nell’ottobre 2023 da Marco Carrai, console onorario d’Israele per Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna, con tanto di documento dal titolo “Israele è libertà, non apartheid”, che però ha fatto finire al centro di un procedimento della Procura di Firenze due riminesi: si tratta di Teresa Grandi, la 24enne che dal suo profilo scrisse materialmente in chat la replica al diplomatico, e del padre Giovanni Grandi, di fatto il proprietario del computer dal quale venne inviato il commento. Il 55enne è noto anche per il suo impegno da anni nel movimento per la pace e nell’obiezione di coscienza, con un ruolo di responsabile nella Comunità Papa Giovanni XXIII, e attivo nel 1993 come operatore della ong “Operazione Colomba” durante la guerra nell’ex Jugoslavia, con attività umanitarie svolte anche nei territori della Palestina.
Ora, dopo mesi di indagini, una perquisizione della Digos avvenuta un anno fa nella loro abitazione alla ricerca di presunti materiali compromettenti legati ad organizzazioni islamiche e due memorie difensive presentate dagli avvocati Maurizio Ghinelli e Martina Ghinelli del foro di Rimini, il caso seguito dalla pm Ester Nocera si è chiuso con l’archiviazione disposta dal gip.
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