Rimini, investito durante una gara ciclistica, è accusato di calunnia dal forlivese alla guida che chiede 100mila euro di danni

«Nell’incidente ho rischiato seriamente di non uscirne vivo o di rimanere paralizzato. Meglio però affrontare un processo che vivere in quelle condizioni». Si è commosso ieri in aula Stefano Ruta, fratello della conduttrice televisiva Maria Teresa, chiamato a testimoniare nel processo che lo vede imputato per calunnia dopo la denuncia sporta dall’87enne di Predappio che lo investì e ferì durante una corsa ciclistica, nell’agosto 2020, a Vecchiazzano, nel Forlivese. «Ho riportato fratture plurime alle scapole e alle vertebre lombari. Due costole mi hanno perforato un polmone, ma quelle più gravi sono state alle vertebre cervicali - ha raccontato in lacrime il 57enne alla giudice Elisa Giallombardo, rispondendo alle domande del suo avvocato Andrea Muratori -. Il dottore mi disse che, dopo un incidente simile, il 95% delle persone non ce la fa o subisce gravi danni. Sono stato circa 50 giorni in ospedale, prima al Morgagni di Forlì e poi al Bufalini di Cesena, senza dormire per i dolori lancinanti. Non lo auguro davvero a nessuno».

Il racconto di quel giorno

Ruta ha poi ripercorso quanto accaduto quel giorno durante il “Gran Premio Krifi Caffè”, nella categoria 50-59 anni. «Avevamo appena finito il primo giro quando mi attardai di una cinquantina di metri dal resto del gruppo, composto da una ventina di corridori, perché mi si era sganciato uno scarpino - ha spiegato -. Così cercai di rientrare su di loro, a testa bassa, facendo uno sforzo enorme e senza guardare i segnali stradali. Ricordo di essermi trovato in un tratto curvilineo, poi più nulla. Soltanto dopo, in ospedale, mi dissero cos’era successo. Di sicuro però l’unica vettura che mi superò durante la gara fu l’auto di scorta dell’organizzazione, non certo l’auto di “fine corsa”, perché non c’era lo spazio consentito tra me e il gruppo». Ruta, invece, da quanto gli venne contestato sarebbe finito oltre l’auto del “fine corsa” che chiude solitamente le gare ciclistiche, quindi avrebbe dovuto rispettare la segnaletica stradale e il conseguente segnale di dare la precedenza situato dove avvenne l’incidente, in via Veclezio. Una violazione al Codice della Strada che gli costò anche una multa. Il circuito doveva essere chiuso al traffico dalle 16 alle 20, ma l’auto guidata dall’anziano, che si trovava in compagnia della moglie, si era immessa sulla strada, trovandosi davanti il ciclista e non potendo evitare il violento impatto. Dopo lo schianto, il veicolo proseguì nella marcia per qualche decina di metri trascinando Ruta e fermandosi poco più avanti, prima dell’arrivo dei soccorsi. Nel marzo 2021 il gup del Tribunale di Forlì archiviò però l’accusa di lesioni stradali colpose a carico dell’automobilista 87enne.

Da vittima ad imputato

Ma le accuse che gli erano state rivolte da Stefano Ruta, anche attraverso una trasmissione televisiva di Canale 5, dove era stato etichettato come “investitore di ciclisti”, erano state ritenute diffamatorie dal forlivese che, attraverso il suo legale Max Starni, sporse denuncia per calunnia, chiedendo come parte civile un risarcimento di 100mila euro di danni a causa di una fortissima pressione psicologica. Procedimento ora rinviato a metà dicembre, quando verrà chiusa l’istruttoria e il pm farà la sua richiesta di condanna o assoluzione, prima dell’attesa sentenza.

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