Rimini. Insegnanti a caccia di un posto fisso. Allarme del sindacato: “Poche cattedre e tantissimi candidati”

Rimini
  • 30 novembre 2025

Concorso Pnrr per docenti, a Rimini i candidati superano i posti disponibili. Si rinnovano così i paradossi con cui fa i conti la scuola italiana mentre cerca di stabilizzare il corpo docente. Per molti precari il reclutamento partito in questi giorni si prospetta come una selezione-beffa in quanto il numero degli aspiranti, in diversi casi, è almeno triplo rispetto alle cattedre a disposizione. Tira già aria di bufera e lo conferma l’analisi condotta da Uil Scuola, che ha monitorato la situazione in vista del banco di prova previsto dal decreto 205/2023.

Il quadro della situazione

Questa chiamata alle armi dovrebbe rappresentare una grande opportunità per quanti sognano di intraprendere la carriera docente, «ma purtroppo rischia di rivelarsi solo l’ennesima delusione a fronte di un numero irrisorio di cattedre disponibili». Secondo le anticipazioni, spiega Costantino Scamperti, segretario generale Uil Scuola Rimini, «per le scuole d’infanzia e primaria situate in provincia di Rimini ci sono 115 posti per 720 candidati mentre limitando il quadro a Rimini compaiono 62 posti per 380 candidati.

Il sostegno

Considerando invece la scuola dell’infanzia a sé, e includendo il sostegno, i posti in provincia salgono a 346 posti, per la Primaria sono 1215 (sempre comprendendo il sostegno), alle medie 2540 e alle superiori 210». Peccato, prosegue, «che a contenderseli saranno in tutto migliaia di persone. Ragion per cui, dopo anni di sacrifici, studi e spese troppi laureati resteranno ancora una volta al palo».

Troppo complicato

La nota dolente è che i concorsi sono molto complessi e non in linea con l’insegnamento in aula. «Basti pensare – non la manda a dire il segretario generale Uil Scuola - che per Fisica si fanno domande a cui faticherebbe a rispondere persino un ingegnere nucleare come confermano gli appena 6 candidati ogni 50 che riescono a superare la prova. Va meglio per i giovani che hanno conseguito un dottorato ma in generale sono tagliati fuori laureati dai 40 anni in su con una famiglia sulle spalle e impossibilitati a accedere a un mutuo. Da qui una vita nel segno dell’angoscia, visto il fardello che portano sulle spalle – nota entrando nello specifico -. Per i precari è difficile riciclarsi in altri mestieri ma anche vivere di ripetizioni e lezioni private perché i corsi di recupero vengono orami attivati direttamente dagli istituti che li sovvenzionano con fondi propri».

Le supplenze

La definisce «una guerra fra poveri»: chi già insegna racimola qualche soldo in più sobbarcandosi altri incarichi ma, suo malgrado, così facendo mette il bastone tra le ruote a potenziali colleghi. Quasi off limits per i precari del Riminese anche le supplenze «perché tramite il cosiddetto potenziamento i docenti interni coprono le assenze dei colleghi senza richiedere supporto dall’esterno». Morale? Il telefono non squilla e le frange del precariato si allargano. «La spaccatura dei numeri – conclude Scamperti – dimostra che il sistema di programmazione dei concorsi non è allineato ai reali bisogni dei territori. Continuiamo a vedere settori con saturazione altissima e altri in cui mancano i candidati. Se non si interviene, la scuola continuerà a rincorrere emergenze strutturali».

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