Rimini, insegnante sorpresa a rubare in gita: il giudice conferma il licenziamento

È una sentenza destinata a far discutere quella pronunciata dal Tribunale del Lavoro di Rimini. Al centro della vicenda una docente di un istituto superiore riminese che, durante una gita scolastica a Pompei, ha sottratto denaro dai portafogli di due dipendenti dell’albergo che ospitava studenti e insegnanti. Un episodio, però, immortalato dalle telecamere di videosorveglianza e culminato nel licenziamento per giusta causa, ora confermato dal giudice del Lavoro Lucio Ardigò.

La docente aveva impugnato il provvedimento disciplinare sostenendo l’illegittimità del licenziamento e chiedendo la reintegrazione in servizio o, in subordine, il riconoscimento delle indennità previste dalla legge. Con la decisione depositata nei giorni scorsi, il giudice ha però rigettato integralmente il ricorso e condannato la docente al pagamento delle spese processuali in favore delle amministrazioni scolastiche, liquidate in oltre 4.600 euro oltre accessori di legge.

La vicenda nel 2025

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, i fatti risalgono all’aprile 2025, durante un viaggio di istruzione a Pompei, Napoli e Caserta. L’hotel segnalò all’istituto scolastico che una docente accompagnatrice era stata ripresa dalle telecamere mentre accedeva all’area riservata alla reception e prelevava denaro dai portafogli di due dipendenti. Le somme, quantificate in circa 150 euro, furono successivamente restituite. L’Ufficio per i procedimenti disciplinari avviò immediatamente l’istruttoria, acquisendo relazioni, dichiarazioni dei dipendenti dell’albergo e i filmati di videosorveglianza.

Al termine del procedimento, il 6 agosto 2025 venne disposto il licenziamento senza preavviso dell’insegnante.

Ricorso rigettato

Nel ricorso, la difesa della docente aveva sostenuto che la sanzione fosse sproporzionata rispetto ai fatti contestati e che la condotta avrebbe dovuto essere punita con una misura conservativa. Tesi che il Tribunale ha respinto integralmente. Nelle motivazioni, il giudice ha sottolineato come le prove raccolte abbiano dimostrato in maniera inequivocabile la sussistenza dell’addebito. Particolarmente rilevante, secondo la sentenza, è stato il filmato acquisito agli atti, ritenuto idoneo a documentare tutte le fasi della sottrazione del denaro. Il Tribunale ha evidenziato inoltre che la docente, nel corso del giudizio, avrebbe finito per ammettere l’accaduto, esprimendo rammarico e riconoscendo l’errore commesso. Per il giudice, la condotta ha assunto una gravità ancora maggiore perché posta in essere da un’insegnante impegnata nell’accompagnamento di una scolaresca. Un comportamento definito incompatibile con il ruolo educativo e con i doveri di correttezza, lealtà e fedeltà richiesti a un dipendente pubblico. «La massima sanzione espulsiva appare adeguata e proporzionata» scrive il Tribunale nella sentenza, evidenziando come il fatto abbia irrimediabilmente compromesso il vincolo fiduciario tra la lavoratrice e l’amministrazione scolastica.

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