Il processo a carico di due genitori, originari del Bangladesh e residenti nel Riminese, accusati di aver segregato e costretto la propria figlia a un matrimonio forzato, inizierà formalmente il 20 ottobre. L’udienza, che si terrà dinanzi alla gip del Tribunale di Rimini, si svolgerà con rito abbreviato condizionato, come richiesto dalla difesa degli imputati, i legali Valentina Vulpinari e Maurizio Ghinelli.
Rimini, ingannata e costretta a sposarsi: i genitori a processo le donano una casa
L’inganno e la segregazione
La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica, è esplosa tra la fine del 2024 e l’aprile 2025. Secondo l’impianto accusatorio del sostituto procuratore Davide Ercolani, la giovane - giunta in Italia all’età di sette anni e perfettamente integrata - era stata indotta a recarsi nel Paese d’origine con l’inganno, convinta di dover visitare un parente gravemente malato. Una volta giunta in Bangladesh, la trappola si è chiusa: la ragazza, all’epoca 21enne, è stata costretta a sposare un uomo molto più grande di lei. Le indagini, condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Rimini e ribattezzate “Saman2” (in memoria della giovane vittima pakistana), hanno ricostruito giorni di puro terrore: dopo lo sposalizio, la vittima è stata segregata in un appartamento, privata del passaporto e del cellulare, e costretta all’assunzione forzata di sonniferi e tranquillanti. L’obiettivo dei genitori era piegare la sua volontà, cercando di ottenere una gravidanza immediata. Solo grazie a un disperato messaggio inviato a un’amica, e da lì ai servizi sociali e ai carabinieri, la giovane è stata sottratta a quell’incubo e riportata in Italia, vivendo da allora protetta in una comunità.
Gli sviluppi legali
Sul fronte giudiziario, la difesa ha depositato documentazione relativa al risarcimento del danno: la giovane, tramite il suo legale, Monica Miserocchi del foro di Ravenna, ha accettato una procura speciale con la quale i genitori le hanno donato la proprietà di un appartamento in Bangladesh. L’atto è stato formalizzato presso uno studio notarile, previa autorizzazione eccezionale del giudice per consentire agli imputati - attualmente agli arresti domiciliari - di recarsi all’appuntamento.
Il procedimento penale per maltrattamenti in famiglia e induzione al matrimonio, reati aggravati dal “Codice Rosso”, proseguirà regolarmente il 20 ottobre con l’escussione dei testimoni richiesti dalla difesa.