Rimini, in dieci anni sono raddoppiate le persone che vivono per strada: il 40% ha un lavoro

Rimini
  • 07 maggio 2026

Dal 2015 ad oggi, a Rimini sono raddoppiate le persone che vivono per strada, passate da 300 a 600. É quanto emerge dal rapporto sulla povertà presentato oggi da Diocesi e Caritas. “Nel 2015 - si legge nel rapporto - c’erano più persone che vivono ospiti da amici, mentre nel 2025 emerge molta più solitudine e meno solidarietà; nel 2015 il 50% aveva figli, nel 2025 solo il 35% ha figli e nella maggior parte dei casi li mantiene pur vivendo in strada; nel 2015 erano per il 50% italiani e immigrati, nel 2025 per il 70% immigrati e per il 30% italiani; nel 2015 la maggior parte non aveva lavoro, nel 2025 il 40% ha un’occupazione, seppur precaria”.

I dati Caritas del 2025

I numeri Caritas parlano di 4.440 persone incontrate nel 2025. Se si contano i familiari si tratta di 8.458 individui, di cui 2.021 minori, in diminuzione di circa 200 unità rispetto al 2024. Aumentano però gli accessi passati da 84.825 a 91.981, pari a una media di 20,7 accessi in un anno, contro i 18,4 dell’anno precedente.

Il 35% delle persone incontrate non si erano mai rivolte in Caritas in passato. Si tratta per la maggior parte di uomini, giovani, migranti, provenienti da Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud America, per il 53% senza dimora e per il 71% disoccupato.

Il 53,7% è uomo, per la maggior parte solo e proveniente da fuori regione, in quanto Rimini ha una forte attrattiva a livello occupazionale. Provenienti in gran parte da: Lombardia, Puglia, Campania, Marche, Lazio, Sicilia e Piemonte e da: Marocco, Tunisia, Senegal, Somalia, Egitto, Bangladesh, Pakistan, Gambia, Libia, Afghanistan. Tra gli uomini emerge moltissimo il problema della solitudine.

Le donne sono prevalentemente: italiane, marocchine, albanesi, rumene, peruviane, tunisine, moldave e senegalesi e si rivolgono spesso per richiedere aiuto per tutto il nucleo familiare e non solo per sé stesse. Si segnala: il problema delle vedove tra le donne il 15% è vedova, contro il 3% degli uomini. La perdita del coniuge spesso comporta una drastica riduzione del reddito familiare, soprattutto in presenza di figli minori, aggravata da percorsi lavorativi spesso discontinui o inattivi.

In aumento anche le donne separate e divorziate con figli. Il 13,6% delle donne è divorziata, contro il 9,4% degli uomini, il 10% è separata, contro il 9% dei separati. Madri che si ritrovano in grandi difficoltà nel riuscire a conciliare i tempi lavorativi con quelli familiari; che hanno un carico di cura importante nel confronto dei figli, ma anche dei genitori, se ancora in vita; donne che si ritrovano ad affrontare numerose spese completamente da sole, perché non sempre gli ex compagni pagano il mantenimento. A tutto questo va aggiunto l’aspetto emotivo e psicologico, specie se si è vissuta una situazione conflittuale o di violenza domestica.

Aumentano gli over 45. La classe d’età più colpita è quella adulta, ma rispetto al passato aumentano gli anziani. In particolar modo si segnala il problema delle donne ucraine anziane, che non possono o hanno paura di tornare in patria a causa della guerra e si ritrovano “intrappolate” in Italia con pensioni insufficienti e non più in grado di lavorare a causa dell’età. Diverse poi vivono il dramma di aver inviato tutti i soldi in patria per aiutare i figli o costruire case, ma quest’ultime sono andate distrutte e i figli a volte non ci sono più. Un dramma nel dramma.

Italiani in aumento

Sempre più italiani, da 1.783 nel 2023 a 1.922 nel 2025, pari al 43,3% delle persone incontrate. Il 77% ha residenza nella diocesi di Rimini. Per il 55% uomini e per il 45% donne, l’età media va tra i 50 e i 60 anni, la maggior parte sono celibi e nubili. Tra gli italiani spicca il problema della solitudine, dovuto spesso a disagi di tipo familiare e relazionare. Aumentano le difficoltà legate al tema abitativo e lavorativo. Crescono le problematiche di salute, di dipendenza e i problemi con la giustizia.

Gli immigrati rappresentano il 55% delle persone incontrate. Prevalgono nord africani e est europei, ma in diminuzione rispetto al passato, mentre aumentano sud americani, centro africani, mediorientali ed asiatici (in particolare pakistani e bengalesi).

Uno su tre è senza casa

Uno su 3 senza casa. In prevalenza uomini (80,3%), immigrati (65%), celibi (51,6%), gli uomini più giovani (hanno in media tra i 35 e i 50 anni), mentre le donne più anziane (tra i 45 e i 68 anni). Aumentano i senza dimora che hanno un’occupazione, ma nonostante questo non riescono a trovare casa. A volte trovano alloggio in residence o alberghi, ma a maggio si alzano i prezzi e non sanno più dove andare. Segnalano situazioni di maggior degrado, dove vengono più frequentemente picchiati e/o derubati, rimanendo senza documenti e cellulare e quindi ulteriormente isolati e privi di contatti.

Aumentano le famiglie, anche con minori, sia italiane che straniere, che vivono in residence. Sono prevalentemente collocale sulla costa e vivono in residence perché non riescono a trovare casa in affitto, ma poi in estate sono in forte difficoltà.

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