Rimini, il talento di Leonardo Sonnoli al servizio di Fendi: “Così ho creato il nuovo logotipo”

Rimini

Brilla anche un pizzico di Rimini alla corte di Fendi. Merito del talento del graphic designer di fama internazionale, Leonardo Sonnoli, triestino per nascita ma riminese di adozione che ha studiato il nuovo logotipo della maison sulla base dell’alfabeto latino della colonna Traiana. A creare la magia assieme a lui la collaboratrice dello Studio di via Mentana, Irene Bacchi.

Sonnoli, come ha conosciuto Maria Grazia Chiuri, nuova direttrice creativa di Fendi, già designer per Valentino e Dior, che ha “debuttato” ieri durante la Milano Fashion Week?

«Il nostro primo incontro risale allo scorso anno quando Chiuri mi ha incaricato di disegnare l’identità del Teatro della Cometa, una piccola struttura storica di Roma nonché un gioiello architettonico degli anni Trenta, di cui ha promosso il restauro e che tuttora gestisce anche a livello di programmazione assieme ai suoi figli. Una volta entrata in Fendi, Maria Grazia Chiuri mi ha chiesto di ripensare alla sua “identità”, cominciando proprio dal logotipo».

Perché ispirarsi alla colonna Traiana per celebrare la maison dalla doppia “F”?

«Fendi è nata a Roma nel 1925, città a sua volta culla dell’alfabeto latino che vede nella colonna Traiana una delle maggiori espressioni di lettere ben disegnate. Altrettanto rilevante è che abbia quasi sempre scelto i logotipi “senza grazie”, ovvero molto essenziali. Dalla nostra collaborazione è derivato non solo il logotipo, richiesto in via iniziale, ma anche un intero font che ricalca le proporzioni delle lettere del celebre monumento costruito per esaltare la vittoria di Traiano sui Daci, che domina i Fori imperiali. Proprio questo font è stato impiegato durante tutta la sfilata tenuta oggi (ieri, ndr) e in una versione diversa è apparso anche sul pavimento della passerella nel motto “Less I, more us”, tradotto “Meno io, più noi”, con il quale Maria Grazia Chiuri ha riassunto la sua vision e rappresentato la sua idea tramite linee essenziali e pulite. Assieme a me, ha lavorato la mia collaboratrice di studio, Irene Bacchi, che risiede a Rimini da sedici anni. Quanto all’idea maturata, era quella di usare un alfabeto per contraddistinguere le operazioni di un marchio centenario. Il lavoro è stato poi condotto su carte molto particolari. Ad esempio l’invito era stampato su carta giapponese bianca, in apparenza leggerissima e semplice ma in realtà estremamente raffinata. Infine anche il colore di Fendi è stato rivisitato tramite l’uso di un giallo più chiaro e meno squillante».

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