“Voterò no al referendum, ma basta alle lotte in stile tifosi della curva”. Così il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad in un post sui social.
“A costo di passare per ingenuo - scrive il sindaco - fatico ogni giorno ad abituarmi al perenne ‘clima da curva’ che sta invadendo ogni ambito del dibattito politico e civile. Prendiamo ad esempio il referendum costituzionale sulla giustizia. Abbiamo passato le ultime 72 ore ad assistere ad accuse sul piduismo e sul ndranghetismo di chi vota Sì a cui viene contrapposta la mafiosità di chi si esprime per il No. E tutto questo non durante una rissa da strada, ma dalle stanze e dai luoghi dove hanno indirizzo le Istituzioni.
La cosa peggiore è che questo metodo ormai permea ogni cosa. Si parli di economia, di sicurezza, di Europa, di infrastrutture...inevitabile scatta la divisione, il tifo cieco e sordo che non ascolta e sente più le ragioni degli altri. La parola, che nasce per unire le persone, viene usata per allontanarle. Tutto questo non ha un effetto solo nella qualità del dibattito ma diventa sostanziale perché poi ognuno, tranne eccezioni, per mille ragioni più o meno motivate alla fine preferisce intrupparsi nel proprio esercito, nel proprio terreno di appartenenza. Il confronto allora non solo non abbatte più muri e diffidenze ma ne consolida la consistenza, diventa fatto e ostacolo altissimo”.
“Prendiamo un altro esempio - continua il sindaco - il paradossale dibattito che si è aperto a Bologna e in Regione sull’ipotesi di un CPR. Per come si sono già evolute le cose nell’arco di pochi giorni è una discussione probabilmente già finita su un binario morto.
Un tema così complesso, con un sistema rimpatri che chiaramente è un disastro nel Paese, al di là delle roboanti dichiarazioni del Governo che si scontrano nei fatti e ogni giorno con quanto accade purtroppo in diverse città italiane nonostante l’encomiabile lavoro delle Forze dell’ordine e la gestione fallimentare degli stessi Centri, è già diventato barzelletta.
Pro e contro a seconda dello schieramento, favorevoli e contrari a seconda di chi sta in quel momento al governo nazionale o locale.
Tutto come sempre.
Non so dove ci porterà questo modo di affrontare i problemi. So come sindaco che tutto diventa tre volte più complicato, più difficile perché l’onda identitaria oltrepassa ogni volta qualunque ragione. Prigionieri di noi stessi, del nostro passato che non passa, dello stereotipo. Mi chiedo, facendo un modesto esercizio di controstoria, se con tale atteggiamento avessimo affrontato le fasi più critiche della storia d’Italia dal dopoguerra in poi saremmo qui a raccontarla? E soprattutto come?
PS: Io voterò no al referendum sulla giustizia E non per paura del ritorno del fascismo. Semplicemente perché credo che questa riforma sia un evidente passo indietro sul fronte del garantismo, spostandosi sempre più su una vocazione poliziesca del governo della Giustizia.
Detto ciò, davvero non riesco a capire chi, nel centrosinistra come nel centrodestra, taccia di ‘tradimento’ e di ‘collusione con il fascismo o con il comunismo’ coloro i quali nei rispettivi campi di appartenenza si esprimono per una posizione diversa da quella sigillata e ufficiale. Se rifiutiamo il confronto interno, la critica, la presa di distanza motivata, trasformando poi questo rifiuto in ostracismo non facciamo altro che segare il ramo su cui tutti stiamo seduti”.