L’inchiesta “Falchi”, che vede coinvolti otto agenti della Polizia locale, indagati dalla Procura di Rimini con l’accusa di falsi verbali, violenza privata, lesioni, calunnia e sospesi dal servizio dall’amministrazione comunale, è entrata nella sala del Consiglio. Con l’ordine del giorno presentato, martedì sera, dal consigliere del Gruppo misto, Luca De Sio (ex Lega) e votato all’unanimità dall’Assemblea. Un atto col quale i gruppi di opposizione e di maggioranza hanno invitato l’Amministrazione «a costituirsi parte civile, quando i tempi lo permetteranno». Qualora, cioè, gli otto agenti finissero sotto processo. E con l’interrogazione del consigliere di Fratelli d’Italia, Carlo Rufo Spina, con la quale l’esponente di opposizione ha invitato il sindaco Jamil Sadegholvaad «a chiedere le dimissioni del comandante della Polizia locale Andrea Rossi e dell’assessore Juri Magrini».
Rimini, il sindaco e il caso Falchi: “Se saranno confermate le accuse, gli agenti risponderanno al Comune”
L’accusa
Tono deciso, a tratti sarcastico, quello di Rufo Spina («parliamo di falchi o talpe?») che è arrivato a ipotizzare che l’Amministrazione potesse essere a conoscenza dei fatti contestati dagli inquirenti agli otto agenti. «In queste settimane - l’attacco dell’esponente di Fdi - non si contano le segnalazioni di cittadini che mi sono giunte in merito a presunti soprusi, corredati da prove documentali e video, che lasciano disarmati. Naturalmente ho sempre invitato gli interessati a rivolgersi alla Procura, depositando querele o integrazioni. Tuttavia - ha continuato - tutte le segnalazioni chiamano direttamente in causa, oltre i presunti colpevoli, anche l’Amministrazione comunale, che ne sarebbe stata a conoscenza e nulla avrebbe fatto per vigilare. Eppure le richieste di trasferimento degli stessi colleghi di Polizia locale, schifati dai metodi dei cosiddetti Falchi, avrebbero dovuto almeno far sorgere qualche dubbio in capo ai vertici responsabili: comandante e assessore competente».
La replica
Un’accusa forte e circostanziata quella del consigliere dell’opposizione di destra alla quale ha replicato con altrettanta decisione il sindaco Sadegholvaad: «Un’interrogazione, Rufo Spina, che non le fa onore. Non è questo il modo di fare politica, quanto meno non è il modo che piace a me che non ho mai strumentalizzato o fatto polemiche pretestuose nei confronti di chicchessia. E’ per questo che alla frase “falchi o talpe?”, da lei citata, aggiungerei “o avvoltoi?”: ogni riferimento è ovviamente voluto. Perché - ha continuato il primo cittadino - quanto lei afferma in alcuni passaggi dell’interrogazione è così strumentale e scorrettamente opportunista che non rende onore al suo ruolo di consigliere comunale. Nessuno le toglie il diritto di essere duro nel sottolineare la serietà di accuse che io per primo ho definito gravi, ma non posso non rimarcare la distanza tra le sue dichiarazioni, tutt’altro che garantiste, e quelle formulate pubblicamente da un partito di centrodestra, e cioè la Lega». Rintuzzata la critica politica, Sadegholvaad è passato quindi a spuntare quella amministrativa. «Non è il sindaco o l’assessore a dire cosa fare a un agente della Polizia locale. L’Amministrazione comunale fissa gli indirizzi e poi controlla che quegli indirizzi vengano rispettati. Mentre la gestione di uomini e mezzi, nel quotidiano, è competenza esclusiva della componente dirigenziale amministrativa. E ci mancherebbe fosse altrimenti». Indirizzi e obiettivi che hanno portato all’istituzione dei turni notturni «che nell’ultimo triennio hanno permesso di rilevare il 75% degli incidenti sul territorio comunale (150), 1.200 controlli per il contrasto all’inquinamento acustico, e nell’ultimo quadriennio 5mila ispezioni per guida in stato di ebbrezza, con 800 sanzioni emesse».
Infine, sulla parte più grave dell’interrogazione di Rufo Spina, quella dell’accusa che l’Amministrazione comunale fosse a conoscenza dei fatti, il sindaco ha ribattuto: «Le confermo quanto già detto dall’assessore Magrini pochi giorni fa qui in Consiglio: nessuna segnalazione dei reati e comportamenti illegali contestati è mai giunta sulla mia scrivania, su quella dell’assessore o di altri assessori. E se fossi in lei sarei molto cauto nel fare certe affermazioni offensive, oltre che del tutto campate in aria. E, aggiungo, se ha qualcosa di specifico e certo, si rechi là dove sa (il riferimento è alla Procura, ndr): la accompagnerei io stesso». Quindi nell’annunciare il suo voto favole alla richiesta di costituzione di parte civile del Comune nei confronti degli otto indagati, «quando i tempi lo permetteranno», Sadegholvaad ha chiosato: «Se le accuse saranno confermate nei vari passaggi della Giustizia, i responsabili dovranno risponderne anche al Comune di Rimini che rappresenta la comunità. Questo glielo posso garantire già ora».