Rimini. Il monito del comandante della Polizia postale: «Foto osé postate sui social o inviate in chat. Sempre più le ragazzine ricattate»

Rimini

Qual è il caso che le è rimasto più impresso nell’arco della sua carriera? A questa domanda, Vincenzo Papagni, comandante della Polizia postale di Rimini che oggi siede per l’ultima volta alla sua scrivania prima del pensionamento, risponde ricordando un caso di quasi 20 anni fa. Era il 2008 e tre ragazzine riminesi di circa 14 anni scoprirono che una loro foto osé era stata utilizzata da un uomo per creare un profilo hot con cui chiedeva selfie compromettenti a ragazzi giovanissimi. «Al tempo c’era solo Messenger - riflette, con una punta di ironia, il comandante prossimo al congedo - e tanto bastò per capire che con l’avvento dei social network le cose non potevano che complicarsi. Queste tre ragazzine, cuginette, fecero una foto in lingerie e tacchi alti sul letto dei genitori di una loro, la misero sul profilo di Msn e uno degli 800 “amici”, che poi si scoprì essere un pedofilo omosessuale napoletano, la rubò e aprì un nuovo profilo spacciandosi per un trio di ragazzine “provocanti”. Con quell’immagine e un nome accattivante, diciamo così, agganciava i ragazzini e chiedeva loro foto sessualmente esplicite. Finché non le chiese ai calciatori del Rimini e raggiunse un ragazzo che conosceva le tre giovanissime in foto. Da lì scoppiò il caso e partì la denuncia, che insieme ad altri fatti, portò all’arresto dell’usurpatore dell’immagine».

Dal 2008 il mondo dei social è cambiato profondamente, oggi quali sono i pericoli in cui è più facile imbattersi pubblicando fotografie su Facebook, Instagram o Tik Tok?

«Ora purtroppo abbiamo a che fare anche con l’intelligenza artificiale, che può creare immagini o video mai scattate e mai girati semplicemente sovrapponendo la propria faccia al corpo di altre persone, divenendo potenzialmente anche protagonisti di filmini o immagini pornografiche del tutto false. Un “trucco” molto pericoloso che può prestarsi al fenomeno del sextortion, o estorsione sessuale, attraverso cui si viene minacciati di diffondere immagini compromettenti che potrebbero rovinare la reputazione se non si corrisponde una somma di denaro al ricattatore. Estorsioni di cui sono spesso vittime anche ragazzine e ragazzini giovanissimi, che con leggerezza e ingenuità inviano foto osé magari al fidanzato, al ragazzo con cui escono o anche a individui conosciuti sui social, che a volte sono veri e propri pedofili. Tanti genitori sono passati qui, guardando sbigottiti le immagini dei loro figli, che per la paura e la vergogna si sono confidati con la mamma raccontando quanto gli stava accadendo ...».

Le truffe amorose sono ancora così in voga?

«Certo, non passano mai di moda. Sfruttando la fragilità delle persone sole, team di veri e propri professionisti del crimine si piazzano dalla mattina alla sera davanti al computer da Stati esteri tipo la Nigeria, portando avanti decine di “relazioni” contemporaneamente utilizzando i traduttori automatici. Coinvolgendo sentimentalmente le vittime (trovate scrivendo a tantissime persone, fino a che qualcuno abbocca) riescono a carpire ingenti somme di denaro, spezzando il cuore di queste persone che poi si trovano a gestire una doppia delusione, oltre alla vergogna di essere stati raggirati. è il caso di un uomo riminese che pochi mesi fa aveva conosciuto sui social una donna francese con cui era nata una relazione virtuale. La donna gli ha detto di essere caduta in disgrazia, iniziando a chiedergli soldi per le cure sue o di suoi familiari, con la promessa di venire in Italia e sposarsi. Insomma, questo signore ci ha chiamati che era in aeroporto a Bologna, dove stava aspettando questa donna che ha scoperto non essere sul volo (che lui aveva pagato) con cui aveva chattato fino all’ultimo minuto utile, sino a che lei non è sparita nel nulla. La delusione è stata grande».

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