Rimini. Il lupo fa paura, i consigli dell’esperto: «Non correte e non dategli mai le spalle»

Rimini
  • 27 gennaio 2026

RIMINI

La provincia di Rimini sta attraversando una fase di saturazione ecologica relativa alla popolazione di lupo (Canis lupus). “Le stime attuali indicano la presenza di circa 90 esemplari distribuiti sul territorio - spiega Fabio Vergoni, medico veterinario comportamentalista -. Grazie alla spiccata plasticità comportamentale della specie, si sono formati nuclei stabili in aree ad alta densità antropica, con segnalazioni frequenti a San Clemente, nella Valconca e nelle zone costiere limitrofe. In questi contesti, la presenza umana impone una sovrapposizione costante tra l’areale dei lupi e le zone di attività dell’uomo. Il fulcro della criticità attuale è il fenomeno dell’abituazione. Questo processo si verifica quando l’animale, frequentando ripetutamente aree abitate senza subire disturbi o minacce, apprende che l’uomo e le sue strutture sono stimoli neutri, riducendo progressivamente la naturale distanza di fuga. Tale dinamica è aggravata dal condizionamento positivo: la disponibilità di risorse come rifiuti organici non protetti o cibo per animali domestici funge da rinforzo, incoraggiando il lupo a frequentare le zone abitate fino a manifestare comportamenti “confidenti”. Per mitigare i conflitti, l’etologia applicata propone di ristabilire i confini biologici ricreando un “Paesaggio della Paura” (Landscape of Fear). L’obiettivo è rendere le aree urbane “scomode” e prive di incentivi alimentari, spingendo il predatore a preferire le prede selvatiche nel rispetto dei reciproci confini biologici”.

Cosa possibile adottando una serie di comportamenti. “Innanzitutto - prosegue Vergoni - occorre non rendere la propria abitazione una fonte di cibo o un luogo “accogliente”. Per questo, ad esempio, per la gestione dei rifiuti è opportuno utilizzare esclusivamente contenitori con chiusure meccaniche e non lasciare mai sacchetti dell’umido fuori dalla porta o esposti durante la notte, così come ciotole di cibo per cani o gatti all’esterno; l’odore è un richiamo potentissimo che innesca un condizionamento pericoloso”. Ancora, nei giardini “fari con sensori di movimento o luci stroboscopiche sono in grado di scoraggiare l’ingresso del predatore”, mentre per le aziende e gli allevamenti di bestiame “è necessario utilizzare reti con fili elettrificati. È fondamentale un filo basso a 15-20 cm dal suolo per impedire al lupo di scavare sotto la recinzione”, mentre gli animali di affezione la sera dovrebbero essere riparati in casa o in cucce protette. Nel caso ci si trovasse faccia a faccia con un lupo, evitare i selfie: “La priorità deve essere la sicurezza, non la fotografia. Quindi no allo smartphone. Si deve resistere all’istinto di filmare e se si viene visti dall’animale occorre parlare ad alta voce, battere le mani o agitare le braccia per ricordargli che un essere umano è per lui un potenziale pericolo, indietreggiando lentamente senza mai dare le spalle all’animale e senza fissarlo intensamente negli occhi: per i canidi è un segnale di sfida. Fondamentale non correre: la fuga repentina può innescare l’istinto predatorio di inseguimento”. Altra priorità, è quella di fornire cibo al lupo, trasformandolo in un individuo confidente. “Un lupo che perde il timore dell’uomo è destinato, per protocollo, alla rimozione definitiva o all’abbattimento - conclude Vergoni -. Ristabilire la naturale diffidenza del lupo attraverso la rimozione rigorosa degli attrattivi e il monitoraggio costante è la via maestra per ridurre le interazioni indesiderate. Solo attraverso il rispetto dei confini biologici e l’applicazione di misure preventive certificate sarà possibile garantire una coesistenza basata sulla reciproca distanza e sulla sicurezza della comunità”. Inoltre, altro aspetto fondamentale è segnalare ogni avvistamento tramite le app e i siti ufficiali. “I dati validati permettono agli esperti di gestire tempestivamente gli esemplari troppo audaci”.

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