Rimini, “il bus di mia figlia costa più dei libri”: la protesta di un papà

Rimini

«Il bus di mia figlia costa più dei libri». Al ritorno sui banchi c’è stata un’amara sorpresa per le famiglie con Isee superiore ai 30mila euro.

A fare il punto della situazione è Gaetano Ranieri, padre di una 17enne che frequenta il Liceo Classico di Rimini che per raggiungerlo sale ogni mattina sulla linea 124 che dalla Perla verde la porta nel centro storico riminese.

«Nel 2025 - premette questo papà - l’abbonamento annuale di mia figlia per il trasporto pubblico sulla tratta Rimini-Riccione costava 311 euro. Nel 2026 invece 350. Trentanove euro in più in un anno con un aumento di circa il 12,5%. Detto così, potrebbe sembrare semplicemente uno dei tanti aumenti con cui ormai abbiamo imparato a fare i conti. Ma c’è un particolare: il bus di mia figlia costa più dei suoi libri scolastici». Uno scarto di una cinquantina di euro che, a suo parere, rende la situazione fuori luogo. «La questione vera - sottolinea - è che lo strumento per raggiungere la scuola costa più di quelli per studiare».

La riflessione

Non pensa, beninteso, che un autobus possa circolare gratuitamente, né che il suo funzionamento non abbia un costo. Ma il trasporto pubblico è, prima di tutto, un servizio. «E quando parliamo di studenti lo è ancora di più. Il bus non è un optional, non è una comodità che si sceglie quando non si ha voglia di prendere l’auto. Per una famiglia, quell’abbonamento è una delle condizioni necessarie per permettere a un figlio di studiare. Se vogliamo che le persone utilizzino il trasporto pubblico, se vogliamo ridurre il traffico, lasciare le auto a casa e costruire città più vivibili, il trasporto pubblico deve essere economicamente accessibile». Altra riflessione: nonostante l’abbonamento annuale sua figlia non prende il bus d’estate ma se ne acquistasse un altro con una finestra temporale ridotta costerebbe «paradossalmente ancora di più di quello annuale».

E rincara: «L’attuale contraddizione è evidente: da una parte chiediamo ai cittadini di utilizzare il mezzo pubblico, dall’altra rendiamo progressivamente più costoso farlo». Per finire, ricorda che quando parliamo di trasporto scolastico stiamo parlando «di accesso alla scuola».

Da qui la domanda delle domande: «Stiamo rendendo davvero il trasporto pubblico un servizio al cittadino, oppure stiamo semplicemente facendone pagare il costo al cittadino?». Da Start Romagna, contattata per un’eventuale replica, preferiscono non intervenire.

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