Rimini. Gli avvocati di Dassilva: assoluzione piena, nessuna “quasi condanna”

Rimini
  • 12 luglio 2026

Ad un mese dalla sentenza di assoluzione e alla conseguente scarcerazione di Louis Dassilva, si torna a parlare del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. A farlo sono stati i suoi avvocati, Riario Fabbri e Andrea Guidi, dopo che negli ultimi giorni, in diverse occasioni, si sarebbe sentito affermare a livello mediatico che l’assoluzione del metalmeccanico senegalese sarebbe intervenuta con una presunta “formula dubitativa”. «Un’espressione riferita a una previsione normativa abrogata ormai da decenni - fanno sapere i legali -. Si tratta di una rappresentazione giuridicamente errata che, veicolando l’idea di una sorta di “quasi condanna”, rischia di disinformare l’opinione pubblica e deve pertanto essere fermamente censurata».

Il chiarimento della Cassazione

Secondo gli avvocati «la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito da tempo che non esiste alcuna sostanziale differenza tra le formule assolutorie previste dal primo e dal secondo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale - hanno continuato -. In entrambi i casi, infatti, trova piena applicazione il principio secondo cui l’onere di provare la responsabilità dell’imputato grava esclusivamente sull’accusa e opera la presunzione di innocenza fino a prova contraria».

La camera di consiglio

I legali poi hanno richiamato l’attenzione anche su un ulteriore aspetto. «La deliberazione della Corte d’Assise avviene in camera di consiglio ed è coperta da segreto - hanno spiegato -. Di conseguenza, nessuno può conoscere le modalità con cui la decisione è stata assunta, né l’eventuale ripartizione dei voti tra giudici togati e giudici popolari. Per questo motivo desta particolare sgomento leggere o ascoltare, in diverse sedi mediatiche, affermazioni secondo cui la decisione assolutoria sarebbe stata adottata con specifiche divisioni all’interno della Corte: si tratta di dichiarazioni prive di qualsiasi fondamento che alterano la corretta informazione ed orientano impropriamente l’opinione pubblica». D.B.

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