Anni di donazioni, immobili passati di mano e presunti favoritismi tra fratelli non possono essere rimessi in discussione in un semplice procedimento di divisione di beni. È il principio affermato dal Tribunale di Rimini, chiamato a decidere su una controversia ereditaria che si era trasformata nel tentativo di ricostruire l’intero patrimonio familiare. Così la giudice Giorgia Cecchini, con una sentenza non definitiva, ha dichiarato inammissibili tutte le richieste con cui le parti chiedevano di ricostruire il patrimonio ereditario e riequilibrare le quote spettanti ai coeredi.
Tutto è iniziato da una procedura esecutiva riguardante alcuni immobili di Rimini appartenenti ad una comunione ereditaria. Dopo il pignoramento della quota di uno dei comproprietari, il giudice dell’esecuzione aveva disposto l’apertura del giudizio per sciogliere la comunione e consentire la successiva liquidazione della quota pignorata. Nel corso del processo, però, la controversia si è estesa ben oltre la semplice divisione degli immobili. I familiari hanno infatti sostenuto che, nel corso degli anni, i genitori avessero favorito alcuni figli attraverso donazioni dirette e indirette, vendite solo apparenti di immobili, trasferimenti di denaro e altri atti patrimoniali che avrebbero alterato l’equilibrio tra gli eredi. Per questo motivo chiedevano al Tribunale di considerare quei beni e quelle somme come anticipazioni dell’eredità, così da ricostruire correttamente il patrimonio familiare e rideterminare le quote spettanti a ciascun coerede. Le contestazioni riguardavano immobili ceduti diversi decenni fa, il trasferimento dell’usufrutto di un’abitazione, conti correnti cointestati, somme di denaro e presunte compravendite che, secondo alcune delle parti, avrebbero in realtà nascosto delle donazioni.
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