Rimini, firme false su cinque documenti edilizi: la perizia dà ragione alla proprietaria

Cinque documenti edilizi presentati al Comune di Rimini tra il 2007 e il 2008 riportavano firme false. A stabilirlo è stato il Tribunale di Rimini, che ha accolto la querela di falso presentata dalla proprietaria di un immobile, sulla base delle conclusioni di una perizia grafologica. La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dalla giudice Monica Galassi e composto anche dai magistrati Antonio Miele e Gloria Verzella.

La controversia

La vicenda riguarda un immobile situato in via Oberdan De Giovanni, a Rimini, interessato da lavori di ristrutturazione, cambio di destinazione d’uso e aumento del numero delle unità immobiliari. Secondo quanto sostenuto dalla proprietaria, gli interventi sarebbero stati realizzati senza il suo consenso e senza quello dell’allora usufruttuaria. Le pratiche edilizie contestate erano state depositate presso gli uffici comunali per autorizzare i lavori e documentarne la conclusione.

La donna che ha promosso la causa, una riminese di 57 anni, ha dichiarato di aver scoperto l’esistenza degli atti contestati a giugno 2022. All’epoca era nuda proprietaria dell’immobile, mentre l’usufrutto spettava a una donna nata a Riccione nel 1943, successivamente deceduta. Nel procedimento è intervenuta anche un’anziana erede dell’usufruttuaria.

I documenti al centro della controversia sono cinque: due progetti di ristrutturazione, due denunce di inizio attività e una comunicazione di fine lavori. Le date riportate sugli atti vanno dal novembre 2007 al luglio 2008, mentre i protocolli comunali risalgono al periodo compreso tra dicembre 2007 e luglio 2008.

La perizia decisiva

Decisiva la consulenza tecnica grafologica, disposta durante il processo. Dopo aver confrontato le sottoscrizioni contestate con un ampio campione di scritture autentiche, la consulente ha concluso nella perizia che le firme attribuite alle due donne erano apocrife, cioè realizzate per imitazione. La relazione ha inoltre attribuito materialmente le firme contestate sui primi quattro documenti a una donna e quella presente sulla comunicazione di fine lavori a un uomo. Il Tribunale ha quindi dichiarato false le sottoscrizioni sui cinque atti e ordinato che, una volta passata in giudicato la sentenza, ne siano annotati gli estremi sugli originali e negli eventuali registri informatici del Comune. Nessun risarcimento è stato riconosciuto in questo giudizio, che riguardava esclusivamente l’autenticità dei documenti. Le spese legali sono state integralmente compensate tra le parti.

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