Rimini, ferito nell’incidente con la figlia alla guida: il padre la cita in giudizio per l’indennizzo

Rimini

Fare causa alla propria figlia e farsi risarcire oltre seimila euro dall'assicurazione: non è il risultato di una faida familiare, ma l'esito di un cavillo legale.

È quanto accaduto a un passeggero rimasto ferito in un incidente stradale risalente al novembre 2020 che, per ottenere il ristoro dei danni fisici patiti, si è visto costretto a trascinare in tribunale la giovane automobilista alla guida del mezzo, oltre alla compagnia assicuratrice.

La vicenda

La dinamica del sinistro è tanto classica quanto rocambolesca. I due stavano percorrendo in utilitaria la strada principale di un centro abitato. Lungo il tragitto, un animale selvatico è sbucato all'improvviso sul margine della carreggiata.

Nonostante l'avvistamento della sagoma dell’animale, la giovane alla guida ha proseguito la corsa senza rallentare tempestivamente, complice il manto stradale bagnato e una velocità superiore ai limiti stabiliti.

L'impatto è stato inevitabile e il genitore, seduto sul lato passeggero, rimedia lesioni al collo e alla colonna vertebrale con diverse settimane di inabilità.

A spingere l'uomo a passare alle vie legali contro la congiunta non è stato un rancore domestico, bensì un rigido obbligo imposto dalle norme sulla responsabilità civile e dalle regole assicurative. Quando il trasportato subisce lesioni a bordo di un veicolo coinvolto in un incidente autonomo e intende azionare la richiesta di risarcimento verso la compagnia, la legge impone la citazione in giudizio del conducente in qualità di controparte necessaria.

Una mossa puramente formale che, solo sulla carta, contrappone due familiari.

Il ribaltamento in appello

La vicenda legale ha riservato pure qualche colpo di scena. In primo grado, il Giudice di Pace aveva respinto la domanda, esprimendo alcune perplessità. Diversi dettagli, secondo il giudice, sono ritenuti poco chiari: la mancata chiamata alle forze dell'ordine nell'imminenza del fatto, l'incredibile sopravvivenza del selvatico a un impatto ad alta velocità e il ritardo di ben sei giorni prima di portare l'auto dal carrozziere. Considerazioni che spingono il giudicante a respingere la domanda risarcitoria del genitore, chiudendo la porta persino all'ascolto dei testimoni.

Il Tribunale di Rimini, in sede d’appello, tuttavia ribalta completamente la situazione. Decisiva si rivela la testimonianza della madre, che seguiva la figlia a poca distanza su un'altra auto e ha confermato sia l'eccesso di velocità sia la presenza del marito a bordo.

Il Tribunale chiarisce che il mancato intervento dei vigili non cancella il sinistro e che la condotta di guida imprudente della ragazza esclude qualunque ipotesi di “caso fortuito”, avanzata dalla compagnia assicuratrice. Il risultato è una condanna in solido di quest’ultima al pagamento di oltre seimila euro tra danni biologici e spese legali, con il pieno risarcimento ottenuto.

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