Rimini, falsi green pass per andare a vedere il Milan: quattro giovani a processo e due assolti

Falsificavano i green pass così da poter andare durante il Covid in discoteca a ballare, al ristorante e perfino allo stadio a vedere il Milan. A finire a processo sei giovani, tutti tra i 20 e i 30 anni, residenti a Rimini e Riccione, accusati di falsità materiale in concorso per aver utilizzato, secondo la Procura di Rimini, falsi certificati Covid che attestavano l’esecuzione di un tampone rapido con esito negativo (in realtà mai eseguito) sulla carta intestata di un poliambulatorio privato del Modenese.

Al termine dell’udienza predibattimentale, avvenuta davanti alla giudice Margherita Brunelli, quattro di loro sono stati rinviati a giudizio, con il processo che inizierà a settembre. Si tratta di un 24enne riccionese e della sorella 30enne, entrambi difesi dall’avvocato Piergiorgio Tiraferri, che materialmente avrebbero creato e pubblicizzato sul loro profilo Instagram il green pass per poi venderlo agli amici più stretti al costo di 10 euro l’uno.

La sorella dei due, all’epoca dei fatti minorenne, sarà invece giudicata,in un procedimento separato dal Tribunale dei Minori di Bologna. Rinviati a giudizio anche un 22enne, sempre difeso dal legale Tiraferri, che avrebbe utilizzato il falso certificato Covid così come un suo coetaneo, anche lui acquirente e assistito dall’avvocata Cinzia Bonfantini.

Assolti, invece, in abbreviato e con formula piena “perché il fatto non sussiste”, un 23enne riminese difeso dall’avvocato Carlo Alberto Zaina, e un 25enne assistito dal legale Alessandro Frisoni. Per loro la Procura aveva chiesto una condanna a 6 mesi, ma la giudice ha ritenuto credibile la tesi della difesa, secondo la quale i loro assistiti avrebbero ricevuto a loro insaputa il falso certificato e, soprattutto, non l’avrebbero mai utilizzato.

Il piano e la pubblicità social

I fatti risalgono al 2021, quando senza il green pass la vita era piena di limitazioni. Così il 23enne di Riccione e la sorella escogitarono il piano. La ragazza si sarebbe recata in un poliambulatorio privato del Modenese per eseguire un tampone, risultato poi negativo, e ottenere così il certificato verde. Lo stesso veniva poi “corretto” direttamente sullo smartphone, semplicemente cambiandone il nome del proprietario. Un piano che gli stessi ragazzi pubblicizzavano poi su Instagram. A tradirli, però, fu proprio la smania di vantarsi dell’impresa anche agli occhi del popolo del web. Le indagini dei carabinieri di Riccione permisero di individuare i ragazzi coinvolti e sequestrare i loro telefoni, così da ricostruire quanto accaduto.

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