Una donna di 57 anni, residente a Rimini, dovrà pagare oltre 547mila euro a una banca per un finanziamento concesso a una società di cui lei aveva garantito il debito. Il Tribunale di Milano, con la sentenza dei giudici Antonio Stefani, Rossella Filippi e Guido Macripò, ha respinto la sua opposizione al decreto ingiuntivo, confermando la richiesta dell’istituto di credito. Alla somma si aggiungono circa 18mila euro di spese legali, oltre agli ulteriori oneri previsti.
Rimini, fa da garante a società che chiude: dovrà pagare oltre mezzo milione
La firma sulle garanzie
La vicenda era iniziata nel settembre 2020, quando una banca aveva concesso a una società un finanziamento da 670mila euro, da restituire in sei anni. Per garantire il rimborso, la donna firmò così una fideiussione specifica, impegnandosi personalmente a pagare il debito in caso di inadempimento dell’azienda.
Nel luglio 2021 sottoscrisse anche una fideiussione omnibus, con un limite massimo di 45mila euro, destinata a coprire diversi debiti del cliente nei confronti della banca, secondo le condizioni contrattuali. La situazione precipitò però nel maggio 2024, quando l’istituto risolse il finanziamento a causa del mancato rispetto degli obblighi di pagamento da parte della società.
Azienda cancellata
A dicembre dello stesso anno, l’azienda venne poi cancellata dal Registro delle imprese. La cancellazione, tuttavia, non liberò automaticamente la garante dagli impegni assunti. La banca si rivolse quindi al Tribunale di Milano, ottenendo nel gennaio scorso un decreto ingiuntivo nei confronti della donna per oltre 547mila euro.
L’opposizione e la decisione
La 57enne, attraverso il suo legale, contestò il provvedimento, sollevando tre questioni. La prima riguardava la validità delle fideiussioni: secondo la donna, alcune clausole riproducevano quelle di un modello bancario già censurato per violazione delle norme sulla concorrenza. La seconda, invece, riguardava la concessione del prestito, perché la banca, a suo avviso, non avrebbe verificato adeguatamente la capacità della società di restituire i 670mila euro ricevuti. Infine, chiese di coordinare il procedimento milanese con un’altra causa avviata nel 2024 davanti al Tribunale di Rimini.
Il collegio del Tribunale di Milano nei giorni scorsi ha però respinto le contestazioni, ritenendole insufficienti a dimostrare l’illegittimità delle garanzie e a bloccare il recupero del credito. Anche le critiche sulla valutazione della capacità di rimborso della società sono state respinte: secondo i giudici, le argomentazioni della donna sono generiche e non accompagnate da documenti sufficienti a sostenerle.
La sentenza chiarisce inoltre che un eventuale comportamento scorretto della banca nella concessione del credito non determina automaticamente la nullità del contratto di finanziamento. È necessario, infatti, valutare la violazione contestata e le sue effettive conseguenze giuridiche. La richiesta della banca è stata quindi confermata, con l’obbligo per la donna di corrispondere il debito ingiunto e le spese legali.