Doveva essere un intervento programmato, con una degenza prevista di pochi giorni. Si è trasformato invece in una lunga sequenza di ricoveri, infezioni e ulteriori operazioni chirurgiche. Alla fine, però, il Tribunale di Rimini, con la sentenza del giudice Fabrizio Melucci, ha riconosciuto alla 43enne riminese un risarcimento di 19.500 euro. Durante un intervento ginecologico per l’asportazione di una cisti ovarica, infatti, le era stato lesionato l’uretere destro e la complicanza non era stata diagnosticata tempestivamente.
Rimini, errore nell’intervento e diagnosi tardiva: alla 43enne risarcimento di 19mila euro
La controversia
La vicenda risale al 3 aprile 2018, quando la paziente, affetta da endometriosi, cisti endometriosica ovarica sinistra e adenomiosi fibromatosa uterina, venne sottoposta in laparoscopia all’unità operativa di ginecologia di un ospedale bolognese ad adesiolisi, asportazione della cisti ovarica, isterectomia totale e salpingectomia. Secondo quanto accertato dai consulenti tecnici nominati nel procedimento, durante l’intervento l’uretere destro venne lesionato nel punto di incrocio con i vasi uterini. La lesione, pur in presenza delle difficoltà tecniche legate alla fibrosi provocata dall’endometriosi, è stata ritenuta prevedibile ed evitabile attraverso le ordinarie strategie di prevenzione.
Calvario e ricoveri
Il problema, però, non venne riconosciuto dopo l’operazione. La donna iniziò ad accusare forti dolori addominali e pelvici e venne ricoverata anche all’ospedale di Rimini, dopo due accessi al pronto soccorso. La diagnosi dell’uroperitoneo, cioè la fuoriuscita di urina nell’addome provocata dalla lesione, arrivò soltanto dopo 22 giorni dall’intervento. A quel punto fu necessario un nuovo intervento chirurgico, con la pulizia della cavità addominale, il trattamento dell’uretere e il suo reimpianto nella vescica, oltre al posizionamento di uno stent. Seguirono altri ricoveri: il 14 maggio venne diagnosticata un’infezione delle vie urinarie da Klebsiella pneumoniae; pochi giorni dopo, il 26 maggio, la paziente fu nuovamente ricoverata per un’altra infezione. Nel frattempo fu sottoposta anche alla rimozione dello stent.
La decisione del giudice
Il Tribunale ha ritenuto accertati sia l’errore nell’esecuzione dell’intervento sia il ritardo nella diagnosi, riconoscendo che entrambi hanno avuto efficacia causale nel prolungare la malattia e nel determinare postumi permanenti. I consulenti hanno quantificato l’invalidità permanente nel 5%, oltre a periodi di invalidità temporanea. Il giudice ha così liquidato quasi 12mila euro per il danno biologico e altri 1.800 euro per il danno morale, riconoscendo la particolare penosità del percorso terapeutico. Sono state inoltre riconosciute le spese mediche e quelle per le consulenze tecniche, per complessivi 19.500 euro. Non è stata invece riconosciuta la richiesta di ulteriore personalizzazione del risarcimento né il collegamento causale tra l’ipertensione lamentata dalla paziente e le prestazioni mediche. Con la sentenza, il Tribunale di Rimini ha quindi condannato in solido le due strutture convenute al pagamento della somma, oltre agli interessi legali, compensando per metà le spese di lite.