Rimini, entra armato di coltello al Sert per chiedere il metadone: arrestato e subito scarcerato

Rimini
  • 10 aprile 2026

È stato scarcerato per “insussistenza di gravità indiziaria” il 40enne ucraino che, nel primo pomeriggio di martedì, nonostante gli ambulatori fossero chiusi, è entrato al Sert di via Sardegna armato di coltello per procurarsi la sua dose di metadone, minacciando i sanitari di voler prendere anche la cura dei giorni successivi. Così ha stabilito ieri il gip Raffaella Ceccarelli al termine dell’udienza di convalida. L’uomo, difeso dall’avvocato Massimiliano Orrù, su disposizione del pm Davide Ercolani era stato arrestato e portato ai Casetti con l’accusa di tentata rapina aggravata (reato per il quale era stato chiesto il carcere), ma su di lui pendono anche le denunce per porto di armi od oggetti atti ad offendere e oltraggio a pubblico ufficiale per aver offeso i carabinieri intervenuti.

La decisione del Gip

L’arrestato, in sede di convalida, ha chiesto scusa per il comportamento tenuto, specialmente nei riguardi del personale del Sert, ed ha spiegato che era determinato dalla necessità della terapia, avendo perso la propria e trovandosi in astinenza. Il gip ha deciso di scarcerare il 40enne perché, dall’analisi del fascicolo e delle testimonianze, non ci sono prove sufficienti che dimostrino l’intenzione di commettere una rapina o di usare violenza sulle persone. In sostanza, è stata constatata un’assenza di minaccia reale, perché l’uomo era separato dal personale da una porta blindata e il coltello con lama di 5 centimetri che aveva in mano non è stato mai usato contro qualcuno dei sanitari, tanto che le persone sentite hanno confermato di non essersi mai sentite minacciate.

«Non più un caso isolato»

Su quanto accaduto è intervenuta anche la Fp Cgil Rimini che ha espresso forte preoccupazione e indignazione per l’ennesimo grave episodio di violenza ai danni del personale sanitario, dimostrando vicinanza e solidarietà alle persone coinvolte e annunciando che chiederà all’azienda tutto il supporto per un rientro in servizio con la massima serenità. «Si tratta di un fatto gravissimo, che non può più essere considerato un caso isolato - commenta il sindacato -. Il personale che opera nei Servizi per le Dipendenze e negli istituti di pena è quotidianamente esposto a condizioni di forte stress, in un contesto in cui le minacce, spesso anche solo verbali, sono all’ordine del giorno e, troppo frequentemente, non vengono nemmeno formalmente registrate. Un disagio silenzioso, profondo, che viene ancora oggi liquidato come “rischio del mestiere”. Questa narrazione è inaccettabile. Parliamo di professionisti fondamentali per la presa in carico di persone fragili, tra cui persone detenute e soggetti con dipendenze patologiche, che svolgono un lavoro ad altissima responsabilità, in condizioni di esposizione personale e con un livello di riconoscibilità che non ha eguali in altri ambiti del servizio sanitario».

Richiesta di interventi

Secondo il segretario Fp Cgil Rimini Daniele Esposito «è giunto il momento di un riconoscimento concreto e strutturale. Chiediamo interventi urgenti e preventivi per garantire maggiori condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, un rafforzamento degli organici e l’adozione di protocolli chiari per la segnalazione e gestione degli episodi di violenza. È necessario inoltre prevedere per il personale dei SerD e delle case circondariali un’indennità specifica, sul modello di quella già giustamente riconosciuta agli operatori del pronto soccorso, a fronte dei rischi e delle criticità che caratterizzano il loro lavoro».

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