Rimini, emergenza casa: “Il dilagare degli affitti brevi ha rallentato”

Rimini

«I proprietari di casa stanno tornando al mercato degli affitti lunghi. Ai contratti agevolati che ritengono più convenienti e lucrosi rispetto a quelli liberi e perfino alle locazioni brevi». Andrea Buttafuoco, segretario provinciale del Sunia-Cgil, nel riconoscere un importante cambio di passo nel settore immobiliare («nei primi cinque mesi del 2026 c’è stato un incremento del 15% di questi nuovi contratti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente»), mette in guardia gli inquilini da alcuni aspetti negativi che questo comporta.

«Se da un lato ci sono più appartamenti a disposizione – sottolinea – dall’altro dobbiamo fare i conti con gli affitti mensili che sono ancora troppo alti e spesso inaccessibili per tante famiglie riminesi».

La controtendenza

Ma cosa è successo al mercato immobiliare? Come mai questo cambio di destinazione delle case: da turistica a residenziale? «In questo 2026 si sono verificate alcune combinazioni che hanno spinto i proprietari a modificare strategia – spiega Buttafuoco -. In primis c’è stata l’introduzione obbligatoria del Codice identificativo nazionale (Cin) che, di fatto, ha impedito la proliferazione dei contratti brevi e in nero vanificando così la loro convenienza. Poi, i proprietari, attraverso la stipula dei contratti agevolati, si sono visti riconoscere diverse agevolazioni fiscali: cedolare secca al 10% invece che al 21%, risparmio del 25% sul pagamento dell’Imu, e rivalutazione Istat del 13,8%, che ha fatto lievitare gli affitti di 100 euro al mese».

Tavolo delle trattative

Tutto questo, però, a discapito degli inquilini, che non hanno avuto alcun vantaggio, «solo quello di avere a disposizione più case libere da poter affittare rispetto agli anni passati, quando gran parte degli immobili venivano dati ai turisti». Per questo motivo, per calmierare il costo mensile delle locazioni, il Sunia ha sollecitato il Comune a riaprire il tavolo delle trattative tra associazioni dei proprietari e degli inquilini, interrottosi bruscamente a febbraio. «Un bilocale che nel 2018, al momento del vecchio accordo, stava intorno ai 600 euro mensili, adesso, con la rivalutazione Istat, è salito a 700 euro. Una cifra che molte famiglie riminesi non si possono permettere e che dovrebbe abbassata, visti i tanti vantaggi fiscali che sono stati riconosciuti ai proprietari. Insomma, è necessario rivedere questo accordo».

Persone con il lavoro

Cifre complicate dunque, che spingono sempre più famiglie ad affittare stanze nei residence. «Ma solo per l’autunno e l’inverno – puntualizza, però, Mario Galasso, direttore della Caritas diocesana di Rimini – quando le tariffe sono basse e accessibili. Perché poi da maggio a settembre quando inizia la stagione balneare e quando arrivano i turisti, tutto cambia: le tariffe esplodono e queste famiglie sono costrette a lasciare le stanze». Senza avere, spesso, una soluzione alternativa. «Sono decine e decine i nuclei familiari in difficoltà che vengono in Caritas per chiedere un tetto o un aiuto – incalza Galasso –. Attenzione: non parliamo di disoccupati, ma di gente che lavora e che non riesce a trovare una cassa libera, oppure quando la trova è troppo cara». Da qui l’appello ai proprietari. «Mettete la vostra casa sfitta a disposizione di chi ha bisogno – conclude il direttore della Caritas -. Avrete il nostro appoggio e le nostre garanzie sugli affittuari. Perché sono sempre di più i cittadini che lavorano e che cercano un’abitazione». Va, anche, ricordato che il Comune nell’ambito del “Patto per la Casa” ha inserito delle assicurazioni ai proprietari che affittano a canone concordato: un contributo fino a 6.000 euro e garanzie sulla morosità.

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