Il costo del gas e del gasolio, in queste settimane, è aumentato significativamente. Se questa guerra in Iran non finirà presto, i ristoratori riminesi saranno costretti a ritoccare i prezzi dei loro menù». Denis Denis Preite, presidente Fipe-Confcommercio e proprietario di tre locali in città, raccolti i timori dei colleghi, dipinge uno scenario internazionale difficile per la Riviera. In vista, anche, dei grandi appuntamenti che da Pasqua a fine estate si svolgeranno nella capitale italiana del turismo balneare, dalla Routes 2026 destinata alle compagnie aeree mondiali, ai concerti di Vasco Rossi e di Achille Lauro, fino alla Notte Rosa, per citarne alcuni. «I costi energetici sono schizzati in alto – spiega Preite -, e i nostri fornitori ci hanno già segnalato rincari su diversi prodotti, tra cui carne, bevande e pasta. Adeguamenti contenuti, per adesso, che ci hanno consentito di mantenere invariati i listini. Ma nella logica di mercato l’aumento dei costi energetici incide sempre sulla logistica e sul trasporto delle merci, con effetti immediati sull’intera filiera, dalla ristorazione, all’ospitalità e al commercio, che, inevitabilmente, si rifletteranno sul consumatore finale e sulla sua propensione a programmare le vacanze». Insomma, cresce il costo del gasolio e del gas, salgono i prezzi dei prodotti che viaggiano su gomma, e schizzano, in una sorta di spirale impazzita, anche i listini dei ristoranti, degli alberghi e delle attività al dettaglio. «Non nascondo che ci sia preoccupazione diffusa tra gli operatori del settore - avverte il presidente della Fipe-Confcommercio -. Restiamo comunque fiduciosi in una possibile stabilizzazione del contesto internazionale. Se, però, le tensioni geopolitiche dovessero protrarsi ancora per settimane, come risultato non potremmo che avere degli aumenti diffusi. Che seppur limitati a degli adeguamenti di prezzo peseranno, ugualmente, sull’anello finale della catena produttiva e commerciale, e cioè sul consumatore che subendo tutti i vari ritocchi di prezzo sarà la componente che ci rimetterà maggiormente. C’è solo da sperare che questo assurdo e folle conflitto termini presto». Un secondo decennio di secolo maledetto quello che l’Italia e, in particolare, le città turistiche stanno vivendo. Contrassegnato da eventi drammatici che hanno colpito duramente il comparto delle vacanze. «Per un territorio a vocazione turistica come la Riviera – conferma Preite -, questo è un periodo molto impegnativo. Prima c’è stata la pandemia, poi è arrivata la guerra in Ucraina con conseguenze rilevanti sia sul piano umano che su quello economico, con rincari che a Rimini, la scorsa estate, hanno prodotto un calo sensibile di presenze turistiche italiane (-3,28%, ndr)). E adesso questo nuovo conflitto. Tuttavia, dati 2025 alla mano, abbiamo saputo tenere la rotta e per arrivi e presenze siamo tornati sopra il periodo pre-Covid. Una ripresa, però, che rischia di essere frenata da queste incertezze internazionali». Rincari appunto. Che dal covid ad oggi hanno pesato duramente sui bilanci familiari. E che continuano a pesare. Secondo un’analisi condotta dall’osservatorio di Federconsumatori Rimini, infatti, in questo mese di marzo l’inflazione generale dovrebbe salire del +3,5% su base annua e del +5% sul carrello della spesa. «La situazione è complessa – avverte il rappresentante sindacale dei ristoratori - ma il recente Decreto accise rappresenta un primo segnale di attenzione: il taglio delle accise di 25 centesimi al litro potrebbe alleggerire, almeno in parte, la pressione dei costi energetici, con effetti positivi anche sulla filiera della ristorazione. Resta, però, una misura temporanea, limitata a 20 giorni – conclude Preite -. E’ per questo che sarà fondamentale valutare ulteriori interventi, qualora le tensioni sui mercati dovessero proseguire».
Rimini e gli effetti della guerra. Confcommercio: se continua così, costretti a ritoccare i menu