Rimini, dopo 64 anni cerca il padre sui social: “Non so se sia ancora vivo”

Rimini

Dopo 64 anni lancia un appello sui social per ritrovare suo padre o almeno i parenti ancora in vita. Questa storia, in parte avvolta dal più fitto dei misteri, riguarda la ricerca delle proprie origini partendo da lettere risalenti al 1962, che risultano inviate presso o dal “Bar Marittimo” (questo punto non risulta chiarito a dovere) peraltro tuttora in attività, ma con gestioni mutate nel tempo, in via dei Mille, a Rimini.

All’epoca un papà di nome Paolo, a quanto si evince originario di Napoli, desiderava lasciare la Romagna per tornare a lavorare in Germania, pur deciso a mantenere i rapporti con il proprio figlio. Una proposta che la madre del bambino, per motivi non meglio precisati ma forse dettati dalla sofferenza per l’abbandono, avrebbe ostacolato con tutte le forze interrompendo di fatto i contatti, tagliando i ponti e impedendo qualsiasi incontro. Cosí un bambino non ha mai conosciuto suo padre.

Ora, dopo la morte della mamma, quel figlio, che un tempo - almeno stando ai dettagli affidati tra le righe a Facebook - si ritrovò suo malgrado al centro di una diatriba tra ex compagni, che si conobbero a Rimini o vissero in tale città parte della loro relazione, ha trovato un fascio di lettere ingiallite dal tempo nascoste e occultate per decenni. Fogli e fogli vergati da una grafia ordinata che dimostrano come quel padre non lo avesse mai dimenticato.

L’appello

«Dopo tanti anni rimane una speranza - si legge su Facebook, sebbene siano pensieri espressi in forma rigorosamente anonima, -: Paolo è ancora in vita? Ci sono fratelli, sorelle o altri familiari a Napoli, Rimini o forse ancora in Germania?». Paese quest’ultimo dove l’uomo potrebbe aver costruito una seconda famiglia.

Qualsiasi informazione, anche la più piccola, «potrebbe essere preziosa». Da qui la richiesta, sfociata in un vero e proprio tam tam sui social, di condividere questo messaggio facendo circolare una foto in bianco e nero di Paolo che sorride in giacca e cravatta, nel fiore della sua giovinezza. Ad una prima occhiata sembrerebbe un uomo di una trentina di anni, motivo per il quale oggi dovrebbe averne una novantina, sperando che sia ancora in vita, mentre il figlio circa una settantina. L’auspicio è che, nonostante siano passate oltre sei decadi, sia possibile riallacciare un contatto da un capo all’altro dell’Europa o della Penisola e magari iniziare un rapporto negato ma agognato a lungo, come fuoco sotto la cenere, dal cuore di un bambino ormai divenuto a sua volta uomo e forse padre, se non addirittura nonno.

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