Rimini, Diocesi: dall’8 per mille incassati 1,5 milioni

Rimini

I conti tornano per la Chiesa di Rimini: sale l’utile e cala il debito. A spiegarlo è don Danilo Manduchi, economo della Diocesi di Rimini, che porta avanti come sempre anche le attività di carità: nel 2025 è stata messa complessivamente in bilancio «una spesa di 800 mila euro che corrispondono a più della metà del ricavo annuale proveniente dall’8 per mille: abbiamo destinato questa somma alla Caritas, ad altre organizzazioni di carità e ad interventi diretti a favore dei bisognosi». Il resto dell’incasso, proveniente dall’8 per mille (1,5 milioni di euro complessivi) è, invece, servito per coprire i costi della Diocesi, «per un ammontare di oltre 700 mila euro: la sola gestione della Cattedrale ha un costo che sfiora i 90.000 i cui benefici ricadono sull’intera città».

Non solo 8 per mille però. Perché come certificato nel bilancio 2025, alla Diocesi di Rimini sono entrati complessivamente 2.281.842 euro (incasso dall’8 per mille più offerte e introiti derivanti da affitti di immobili e qualche lascito). Mentre le uscite si sono attestate a 1.864.133 euro, molte meno del 2024, quando furono di 2.277.968 euro. Il risparmio 2025, quindi, è stato di 413.835 euro.

Per un utile di esercizio salito a 1.017.709 euro, dai 553.875 del 2024. E un debito complessivo in forte e continuo calo, passato dai 9.160.712 euro del 2024 ai 7.574.190 euro nel 2025 (1.586.522 in meno). Basti pensare che il debito nel 2014 ammontava a ben 26.354.865 euro, per comprendere l’opera certosina sui conti che è stata compiuta in questo decennio.

Intanto la Diocesi è intervenuta, in questi anni, su alcuni beni di proprietà. Operando interventi di restauro, come quello tutt’ora in corso alla Collegiata di Santarcangelo «i cui lavori, iniziati tre anni fa, dovrebbero terminare tra un paio d’anni», precisa don Manduchi. «In questo caso l’investimento è stato corposo, 3 milioni di euro, finanziato attraverso un fondo nazionale relativo all’8 per mille e con soldi della Chiesa: la Soprintendenza per la tutela dei beni culturali ha dato un contributo notevole pari a 240.000 euro».

E poi c’è il restauro del Santuario di Montefiore (il cui preventivo di costo è di 1.150.000 euro) «per il quale abbiamo da poco iniziato l’iter burocratico-progettuale per la realizzazione di una struttura d’accoglienza per una ventina di carcerati in attesa del fine pena e, in un’ala staccata, per una casa famiglia di una decina di ragazzi disabili o bisognosi». Tutto questo con un calo sensibile di sacerdoti attivi nelle 115 parrocchie della provincia di Rimini: «Una decina d’anni fa erano 130, adesso ne abbiamo 100», chiosa Manduchi.

All’emergenza abitativa la Diocesi risponde presente: «Facciamo quel che possiamo». E lo fa con aiuti economici alla Caritas e alla comunità Papa Giovanni XXIII, ma anche attraverso interventi diretti. «Stiamo mettendo a disposizione di sei famiglie riminesi un immobile in San Martino in Riparotta, appena sistemato, che abbiamo ricevuto in donazione da un privato - spiega don Danilo Manduchi, economo della Diocesi di Rimini -. Un nucleo familiare con figlia entrerà a giorni, per le altre famiglie stiamo vagliando tra chi ha più bisogno. Lo stesso modus operandi che abbiamo utilizzato per altri appartamenti che abbiamo a Morciano e Cattolica, dove alcune di queste abitazioni sono state concesse in comodato gratuito perché composte da nuclei più fragili e bisognosi, altre con piccoli affitti sostenibili».

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