Detenuto scoperto a nascondere uno smartphone nelle parti intime. Il fatto, un vero e proprio reato, è stato portato alla luce da un agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Rimini, dove un detenuto è stato trovato in possesso di uno smartphone che nascondeva nelle parti intime, in violazione della legge che vieta l’introduzione e la detenzione di cellulari in carcere. La scoperta è stata possibile grazie all’intuito e di un agente di sezione che, pur dovendo sorvegliare circa 70 detenuti contemporaneamente, ha notato atteggiamenti sospetti, ha rapidamente chiesto supporto e ha permesso il rinvenimento dello smartphone.
«Ancora una volta la grandissima professionalità degli agenti di polizia penitenziaria si vede in queste circostanze - sottolinea il segretario provinciale del Sappe, Gioacchino De Pasquale - che con turni massacranti, poche ferie in estate che a causa sempre della carenza di personale non hanno permesso un giusto recupero psicofisico degli agenti, un tasso di sovraffollamento altissimo e la carenza di personale che costringe a sorvegliare numeri elevatissimi di detenuti per un solo agente in sezione, riescono ad avere occhi anche dove non possono arrivare». Un episodio che evidenzia, sottolinea il sindacalista, «non solo la capacità degli agenti di prevenire e reprimere comportamenti illeciti, ma anche le difficili condizioni nelle quali lavorano quotidianamente nelle carceri italiane, ribadendo la necessità di interventi urgenti per aumentare la sicurezza e migliorare le condizioni del personale».