Rimini. Delitto Pierina, si torna in aula: testimoniano funzionari e agenti di polizia

Rimini

Questa mattina si torna in aula per la nona udienza del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa a coltellate la sera del 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. Oggi, davanti alla Corte d’Assise, comparirà un’altra decina di testimoni che, oltre a spiegare come sono state svolte le indagini in questi due anni, concorrerà a delineare il quadro accusatorio.

Il pm Daniele Paci ha infatti citato alcuni funzionari della polizia giudiziaria, tra cui quelli che svolsero le perquisizioni a casa di Dassilva, quelli che si fecero consegnare gli indumenti prima errati e poi corretti da lui indossati la sera dell’omicidio e coloro che ascoltarono l’intercettazione in auto con la moglie Valeria Bartolucci (quella, per intenderci, sul suo stato di veglia nella serata del 3 ottobre). A questi si aggiungeranno gli agenti che esaminarono il cellulare del 35enne senegalese e i due consulenti tecnici che lavorarono sulle intercettazioni, compreso quello nominato per la trascrizione in lingua wolof.

In teoria ci sarà poi anche da terminare l’audizione, iniziata sul finire della scorsa udienza, del maresciallo maggiore del Ros Francesco Lobefaro, il consulente della Procura che svolse le indagini informatiche su alcuni dispositivi elettronici delle persone coinvolte nel procedimento.

Importanti, però, potrebbero essere le testimonianze del datore di lavoro e del collega di Louis, chiamati a delineare ancora meglio la figura dell’uomo, unico imputato nel processo e per questo dietro le sbarre dal luglio 2024. Chissà se, come avvenuto lunedì scorso con le amiche di Manuela Bianchi, non arrivino colpi di scena anche da queste due deposizioni.

Attesa per il Riesame

A proposito di carcere, oggi ragionevolmente dovrebbe anche essere il giorno del verdetto del Tribunale della Libertà sulla scarcerazione di Dassilva. Dopo l’udienza di venerdì, durata oltre cinque ore, il sabato e (ovviamente) la domenica di silenzio, i giudici bolognesi decideranno se lasciare libero oppure no il 35enne senegalese. «Nessuna novità e per la difesa non è bello», avevano detto sabato pomeriggio gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, consapevoli che più passa il tempo e più, per loro, le possibilità di ricevere notizie positive si riducono. E quindi anche per Louis le speranze di uscire dal carcere.

Potrebbero allora non essere bastate le oltre 200 pagine della memoria depositata dai legali per convincere il Tribunale e spiegare perché, secondo loro, non può essere stato Louis a uccidere la pensionata: dalla dinamica dell’aggressione alle dichiarazioni di Manuela Bianchi, fino agli incidenti probatori sui dispositivi elettronici.

Tribunale che, come suggerito dalla Cassazione nella sentenza pubblicata nelle scorse settimane, doveva motivare in maniera più puntuale alcuni passaggi (tra i quali perché la seconda versione della nuora di Pierina era stata considerata più credibile della prima) con cui aveva confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Rimini, Vinicio Cantarini.

Per la difesa di Dassilva si trattava di un segnale positivo, mentre per gli avvocati delle parti civili e di Manuela e Loris Bianchi soltanto poco più che una “formalità”, avendo la Suprema Corte secondo loro blindato tutti i punti di indagine sui quali aveva rigettato il ricorso. Oggi (forse) si capirà chi tra loro aveva ragione.

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