Ergastolo. Una sola parola, pesantissima, che oggi ha chiuso, dopo cinque ore, la requisitoria del pm Daniele Paci nel processo di primo grado per l’omicidio di Pierina Paganelli. La Procura, davanti alla Corte d’Assise, ha così chiesto il massimo della pena per Louis Dassilva, unico imputato per il delitto della 78enne, uccisa con 29 coltellate alle 22.13 del 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino, rimasto, come sempre, impassibile anche di fronte a quella parola sinonimo di carcere a vita. Una richiesta comunque attesa, pronunciata però nella piccola aula D per un guasto audio all’aula collegiale Falcone-Borsellino.
Chieste dal pubblico ministero anche tutte le aggravanti contestate nel capo d’imputazione (omicidio volontario), come la minorata difesa della vittima (in quanto commesso in orario notturno e considerata l’età della vittima), la crudeltà (27 coltellate per farla soffrire prima dei due colpi fatali), la premeditazione (per l’agguato avvenuto nel garage e partito da quando si trovava sul balcone, oltre alla conoscenza dei luoghi e sapere che sarebbe stata sola senza la nipote) e i motivi abbietti (non si è assunto le sue responsabilità di uomo). Il movente dell’omicidio? «Nessun motivo predatorio, né economico o sessuale, benché quest’ultimo abbiano provato a farlo credere - ha spiegato Paci -. Dassilva ha ucciso Pierina per paura che scoprisse la relazione extraconiugale con Manuela Bianchi e, così facendo, voleva bloccare il suo attivismo nell’individuare l’amante della nuora. Lui aveva trovato la salvezza in Italia, come dimostra il pin del cellulare con la sua data d’arrivo, e intravedeva nella vittima la persona che poteva far crollare la sua vita e quella della sua famiglia in Senegal, visto che la moglie Valeria Bartolucci l’avrebbe cacciato di casa».