Rimini, delitto di Pierina, il vicino: “Mi sono riconosciuto nella cam3”

È ripartito questa mattina, con la settima udienza in Corte d’Assise, il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa il 3 ottobre 2023 con 29 coltellate in via del Ciclamino. Presente in aula, come sempre, l’unico imputato Louis Dassilva, vestito curiosamente con la felpa del Napoli (regalatagli da un detenuto dei Casetti) e seduto accanto ai suoi avvocati, Riario Fabbri e Andrea Guidi.

In attesa della moglie Valeria Bartolucci, chiamata a comparire nel pomeriggio, uno dei primi a salire sul banco dei testimoni è stato Emanuele Neri, il vicino della vittima divenuto “famoso” perché ritenuto il soggetto immortalato dalla telecamera della farmacia di via del Ciclamino in un orario compatibile con quello dell’ignoto ripreso pochi minuti dopo l’omicidio e inizialmente identificato dagli inquirenti in Louis Dassilva. A far cadere questa ipotesi fu però l’incidente probatorio sulla cam3, che chiarì come non potesse trattarsi del 35enne senegalese per via dell’altezza.

In aula Neri, seppur inizialmente in maniera un po’ confusionaria, ha ammesso di essersi riconosciuto nel filmato numero “9” mostrato dal pm Daniele Paci, proprio quello immortalato dalla telecamera della farmacia la sera del 3 ottobre dopo le 22. «Mi riconosco: sono io che passo da lì per tornare a casa, in particolare dalla camminata, dalla maglietta e dal borsello, tenuto, come spesso accade, a tracolla sulla spalla destra – ha raccontato Neri –. La sera del 3 ottobre, finito il lavoro alle 18, parcheggiai l’auto prima di salire in casa. Senza cambiarmi, ma sempre con i vestiti da lavoro (maglia grigia con scritta fosforescente sulla schiena con il nome dell’azienda), scesi verso le 20.30-20.45 per raggiungere la vicina Caffetteria San Martino, dove incontrai alcuni amici. Poi arrivò anche mia moglie e da solo ritornai a casa intorno alle 22, passando davanti alla farmacia».

Prima di lui era toccato alla moglie, Ilenia Mercatelli. «Il 3 ottobre lavorai fino a dopo le 21, poi andai a prendere da bere con alcuni amici e mio marito – ha spiegato la donna –. Da lì potevamo vedere la galleria che attraversa gli edifici e, mentre rimanemmo lì, non passò nessuno. Andai a casa una ventina di minuti prima di lui perché il giorno dopo dovevo andare al lavoro e passai sotto la cam3 della farmacia, in quanto era la strada più corta per raggiungere la mia abitazione».

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