Quasi tutti sanno cos’è un gin tonic. Forse, qualche persona in meno potrebbe aver provato un tea tonic.
Spesso, il tè non è una bevanda che direttamente accostiamo ai liquori, quasi come se le due cose fossero in diverse categorie. C’è un barman, però, che da decenni ne ha fatto un ingrediente fondamentale dei suoi cocktail e sulla sua storia professionale con base a Rimini, ma con esperienze in 38 Paesi diversi, ci ha scritto un libro.
Charles Flamminio, 57 anni, originario di Campomarino, comune molisano vicino a Termoli, ha chiamato il suo manoscritto “L’essenza del te”, pubblicandolo a quattro mani con il professore Nicola Dimatteo, dell’istituto alberghiero di Rimini. Tramite una serie di ricette di cocktail, storie e foto, il barman ha messo su carta anni di carriera tra banconi, bottiglie, misurini e una ricerca - quasi scientifica - dei migliori infusi di tè da ogni angolo del mondo, dallo Sri Lanka al Paraguay.
Entrato a 14 anni in un ristorante del suo paese come cameriere, dal mondo dei locali non è più uscito, coltivando negli anni la passione per il lavoro nei bar e nelle discoteche, fino ad arrivare, prima “facendo le stagioni” e poi in pianta stabile dal ’99, in riviere romagnola.
Dal 2012 ha poi iniziato a sperimentare con il tè. Un abbinamento che ha consolidato la sua identità di barman, perché, a suo dire, «ogni professionista finisce per adottare uno stile proprio», nel suo caso nato quasi in maniera fortuita. «Durante un periodo di malattia mia sorella mi regalò una scatola con una sessantina di diversi tipi di tè e tisane - spiega Flamminio -, io ho iniziato a pensare di utilizzarle per i miei cocktail».
Un abbinamento che, in più, negli anni l’ha portato anche al successo nel campo della mixology, ovvero il mestiere della miscelazione di bevande per la creazione di cocktail: «Ho partecipato a 31 gare e ne ho vinte 23, nel 2016 ho vinto anche il premio “Locale Rivelazione” con il locale che avevo a Riccione, il Belludi Quarantadue».
Flamminio - che sarà al Beer&Food Attraction (stand Naty’s) che si apre oggi alla fiera di Rimini - predilige gin e vodka per i suoi drink a base di tè, come conferma la sua invenzione del “Tea Tonic” proprio con il gin, ma esplora e sperimenta anche con altri distillati e liquori: «Ora vanno forte tequila e mezcal - afferma - ma io utilizzo anche vermouth e bourbon». Il tutto, sia in veste del classico cocktail freddi, sia di quelli caldi, che «incuriosiscono la clientela, perché è insolito andare in un cocktail bar e bere un tè caldo alcolico». Inoltre, Flamminio racconta che le miscele con il tè i suoi clienti le associano al benessere, proprio perché il tè stesso è associato a momenti e luoghi di relax.
Ora che lavora come freelance, infatti, tra corsi, partecipazioni a serate diverse e viaggi tra Italia ed estero, cura anche selezioni di drink per centri benessere, non lasciando da parte nemmeno il mondo delle miscele analcoliche: «Anche con queste lavoro molto, sempre usando il tè, ci sono tante opportunità oltre le solite combinazioni di frutta», dice.
Miscele e combinazioni, alcoliche o non, che negli anni hanno assaggiato anche personaggi dello spettacolo della politica e della cultura del nostro Paese, molti ritratti in foto nel libro e tutti passati dal Grand Hotel di Rimini, a cui Flamminio è stato in forza per 13 anni. Anche, poi, cocktail testimoni di una competenza territoriale forte: «Mi è capitato di andare da altre parti d’Italia e sentirmi dire che in Romagna eravamo solo vodka e discoteche, ma in realtà abbiamo un livello di mixology molto alto tra Rimini, Riccione, Bellaria, Forlì e Ravenna, con tanti bravi professionisti», asserisce Flamminio.